Il mese scorso si è celebrata a Torino la settimana sociale della Famiglia. È stata anche l'occasione per chiarire l'identità della "famiglia", distinguendola da altre forme di convivenza che famiglia non sono.
Sono sempre più aggressive le ideologie che attaccano al cuore l'identità della famiglia, il suo essere "un impegno stabile di amore tra un uomo e una donna, aperta all'accoglienza della vita e all'educazione dei figli". Ma senza queste caratteristiche la famiglia sarebbe solo un accordo affettivo tra persone.
Si tenta ancora di definire il matrimonio come "la libera scelta di due persone di mettere in atto una vita in comune, basata sulla solidarietà reciproca e sull'affetto". Questo è un legame importante fra le persone, ma il matrimonio è un'altra cosa. Il matrimonio infatti è "l'istituzione preposta a regolare la relazione generatrice fra due categorie di individui non equivalenti e non intercambiabili: gli uomini e le donne".
La famiglia affonda le sue radici nell'essere dell'uomo e della donna, e i figli sono soggetto di diritto da cui nessuno può prescindere. Per il bene della collettività è da auspicare una famiglia (padre-madre-figli) inserita in una società che la sappia accogliere, accompagnare e aiutare a svolgere il compito che la natura le ha affidato.

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