Come "orchestrare" in maniera armoniosa catechesi, liturgia e carità? Come legare in modo organico il nuovo cammino di iniziazione cristiana nell'itinerario dell'intera Comunità parrocchiale? Come far vivere un vero discepolato ai nostri fanciulli, coinvolgendo liberamente le loro famiglie, risvegliando la fede, spesse volte assopita, nella loro vita quotidiana, in modo tale che i ragazzi la vedano e la sentano, creando perciò il desiderio e non la costrizione di incontrarsi con il Cristo risorto. Queste le domande poste, che abbiamo approfondito sabato 15 febbraio all'assemblea diocesana dei catechisti, aperta anche a tutti gli altri operatori pastorali impegnati nei vari ambiti della vita comunitaria, a tutti coloro che offrono un servizio che non può essere improvvisato e che richiede disponibilità e formazione.
Papa Francesco ha detto che non si stancherà mai di ripetere quelle parole di Benedetto XVI che ci conducono al centro del Vangelo: "All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva".
Ma io non l'ho mai incontrato Gesù per le strade della mia vita, non l'ho mai visto, non l'ho mai toccato! Questa è l'esclamazione di molti. In uno dei due discepoli di Emmaus, in quello senza nome, ciascuno di noi deve ritrovarsi in cammino con Gesù risorto.
Le Scritture sono il primo luogo dove Lui c'è: è necessario sedersi ad ascoltare la sua Parola, come Maria di Betania, "sceglierci la parte migliore che non ci verrà mai tolta".
Allora ci arderà il cuore in petto, come ai discepoli di Emmaus. È necessario sedersi per spezzare il Pane, l'Eucaristia domenicale, per poter poi vivere una vita fraterna come segno del suo amore nella nostra storia.
Chiamati ad essere anche noi a nostra volta compagni di cammino, ci dobbiamo allora preoccupare di stabilire relazioni significative con le persone incontrate, di vivere e condividere momenti di salvezza insieme, perché dentro le relazioni vere ed autentiche passa il Cristo risorto.
"La Chiesa, la Comunità non funziona per "appalti", per gruppi", aggiungeva don Dario Vivian, direttore dell'Ufficio catechistico di Vicenza, con il quale ci siamo confrontati per tutta la mattinata. Qui c'è bisogno di un bel cambiamento di mentalità perché ci sono molte resistenze. Le proposte, le iniziative bisogna contaminarle; ciascuno si deve sentire interpellato anche dalle altre realtà e tutti si devono sentire in tirocinio, in apprendistato.
Il testo degli Atti degli Apostoli (3, 1-10) con il quale abbiamo iniziato l'incontro, ci sprona ad essere Chiesa, popolo di Dio che cammina e che fa camminare; non una Chiesa che si limita a fare l'elemosina, ma una Chiesa che sa donare la Vita nel nome di Gesù, una Chiesa che sta con le persone e il loro vissuto.
Evangelizzare significa entrare nei vari contesti di vita, condividere le speranze e le attese, le gioie e le sofferenze del vivere, comprenderne i bisogni ed accoglierne le richieste, intuirne le domande inespresse, senza pretendere di avere la soluzione.
Lo storpio e i due apostoli si incontrano quel giorno alla porta del Tempo detta Bella su due livelli diversi: lo storpio guarda le tasche, Pietro e Giovanni guardano l'uomo nella sua interezza, con la certezza della fede, l'umiltà verso il fratello e la fierezza nel nominare il nome di Gesù.
E io, cosa mendico alla porta Bella del Tempio? Di che cosa ho veramente bisogno come Catechista, come annunciatore del Vangelo? Come guardo il mio prossimo? Come lo sollevo? Perché alla fine Dio mi chiederà: "Dov'è tuo fratello?".
Una catechista


"niente paura"


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