Fin da ragazzina accompagnavo ogni mese la zia per le vie di S. Donato per portare alle famiglie una ventina di copie circa del mensile “Popoli e Missione”.
Penso però di non averla allora nemmeno sfogliata questa rivista. Ne sono trascorsi molti di anni ed ora io ho sostituito la zia, oggi ultranovantenne, in questo umile ma prezioso servizio della diffusione della rivista missionaria. Così avviene spontaneamente il passaggio del testimone con una grossa differenza rispetto ad allora: oggi sono diventata una fedele ed attenta lettrice di tutte le pagine. Papa Francesco parla spesso di una “Chiesa in uscita”: mai come ora si può essere veri missionari, perché oggi gli estremi confini della terra sono dietro l’angolo di casa, tra i poveri delle nostre “periferie esistenziali”. La missione è innanzitutto uscire da se stessi per incontrare ed ascoltare, accogliendo e servendo con amore, mettendosi nella pelle dell’altro, facendosi prossimo. E il prossimo è colui che suona il campanello di casa, è colui che si presenta alla Caritas parrocchiale o al Centro di Ascolto vicariale.
Dobbiamo tutti sentirci interpellati e coinvolti a dare il nostro sostegno e aiuto anche materiale con piccoli gesti di solidarietà, perché tutti possiamo mettere a disposizione i nostri “cinque pani e due pesci”.
Tutti dobbiamo sentirci appartenenti al “popolo della missione”. Quando alla Festa diocesana della Missione, svoltasi a Padova lo scorso 12 giugno, Sr. Chiarangela raccontava della sua Puerto Viejo in Ecuador devastata dal terremoto del 16 aprile, mi vedevo davanti le foto, pubblicate su “Popoli e Missione”, di palazzi venuti giù come fossero di burro e mi ritornava alla mente la testimonianza scritta di alcuni sopravvissuti che pensavano fosse la fine del mondo. Come Comunità cristiana non siamo rimasti indifferenti all’appello di aiuto immediato lanciato da più parti, e attraverso una iniziativa parrocchiale abbiamo contribuito all’acquisto di un furgoncino per portare generi di prima necessità, come acqua, cibo e farmaci, nella città di Quito. Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si incontra con l’amore di Dio in Cisto Gesù e allora, come dice sempre papa Francesco, “non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario”, perché senza la missione la Chiesa non vive.

G. R.
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