Si sente spesso dire: “Nel vivere la fede io seguo la mia coscienza”. Ma abbiamo idee chiare sulla “coscienza”? Anche papa Francesco invita a seguire la propria coscienza, ma aggiunge “sia una coscienza formata”.
La coscienza è il cuore della persona umana, dove ognuno esercita e difende la propria libertà e dignità. In questa “stanza segreta” può entrare solo la persona, è il luogo del nostro incontro con Dio. In essa, facendo l’esame di coscienza, troviamo le coordinate per capire se una cosa è buona o cattiva.

Spetta sempre a noi accogliere e non manipolare i dati che essa ci fornisce, perché potremmo trasformare il male in bene o anche viceversa.
La coscienza inoltre, in modo incontestabile ci rende consapevoli della nostra responsabilità sul nostro modo di agire. Ma occorre prima di tutto “formare” la coscienza, per sentire la sua “voce” di verità. Per questo è necessario il confronto con la Parola del Signore e con le indicazioni scritte nel cuore di ogni persona, chiamate “legge naturale”. Sono molte però le sollecitazioni esterne, non sempre positive, che tendono a interferire, soffocando o alterando la retta formazione della coscienza.
Il catechismo ricorda: all’origine delle deviazioni del retto giudizio morale sono la non conoscenza del Vangelo di Cristo, i cattivi esempi che provengono dagli altri, la sottomissione alle passioni, la malintesa idea di libertà, il rifiuto dell’insegnamento della Chiesa. Allora a ciascuno di noi rimane l’impegno costante di “formare la propria coscienza”, perché il suo giudizio sulle nostre azioni corrisponda sempre al giudizio del Signore.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.