Nell’anno 2000, con un gruppo di amici appassionati di icone e monasteri caratteristici, abbiamo organizzato una gita-vacanza in Romania. In località Moldova ci sono molti monasteri ortodossi, che rappresentavano nel passato la fede della povera gente in un tempo di totale ateismo, come era la Romania, e in tempi remoti, una difesa da scorrerie e invasioni (fine del XV secolo). In essi, con i loro dipinti interni ed esterni, veniva rappresentata la storia sacra, poiché la povera gente, che non aveva cultura, la potesse conoscere. Sono molto significativi e sono impreziositi all’interno da meravigliose icone.

La storia racconta che uno zar, saputo che in quel luogo viveva un sant’uomo, lo fece chiamare e gli chiese di dipingere su una tavola il volto di Cristo. Per poter creare un’icona, il pittore deve essere preparato con digiuni, preghiere e deve trovarsi in uno stato di grazia; inoltre, in segno di umiltà del pittore, nessuna icona è firmata.
Dopo un certo tempo di digiuno e preghiere, non sapendo rappresentare quanto gli era stato chiesto dallo zar, una notte il sant’uomo si trovò rappresentato il volto di Cristo sulla tavola pronta per essere dipinta. Per questo si pensa che il Cristo Pantocratore, trovato dipinto quella notte, non sia stato eseguito da mani umane. Da allora la chiesa ortodossa ha come riferimento quel volto di Gesù.
Nel famoso monastero di Putna, dove viene venerata la Madonna, vivono cinquanta monaci, che si sostengono grazie alle offerte dei fedeli, alla vendita di icone e al lavoro dei campi. Il 13 agosto ci trovavamo proprio là, quando Maria compiva gli anni e poiché sapevo che lei ci teneva, volevo acquistarle un’icona, ma il prezzo era molto alto per i materiali usati. Così un monaco, sentendo le mie intenzioni, mi propose di acquistarne una meno preziosa, dipinta da un vecchio sant’uomo, che viveva da tanti anni nel monastero, il quale usava i colori avanzati dai monaci. Ho accettato con entusiasmo la proposta proprio per la sua umile storia.
Una sera stavo a casa con Maria durante la sua malattia e mi ha manifestato il desiderio di donarla alla chiesetta di San Donato, che lei ha sempre amato per la sua semplicità.
Don Luciano, vista l’icona, si è reso disponibile per esporla in chiesa e siamo felici che questo desiderio di Maria si sia avverato.
Grazie di cuore.


Gianni Tonellotto

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