Il Cardinale di Torino Mons. Poletto, in una sua riflessione afferma che talvolta c’è chi pensa che la fede renda i cristiani più estranei di altri rispetto alla vita civile e sociale.
Va ricordato che la “laicità” dello Stato non può essere confusa con quel “laicismo” che vorrebbe fare della religione un fatto esclusivamente privato;
che pensa che la fede renda i credenti meno ragionevoli di altri uomini; che ritiene che la fede sia per sua natura retrograda e contraria al reale progresso degli uomini e sia incapace di rispondere alle aspirazioni ideali delle persone.
Distinzione dunque, ma non emarginazione: la fede che i credenti testimoniano è una risorsa per l’intera società e non può essere ghettizzata o irrisa; e le manifestazioni della fede vanno rispettate e non bollate come retrograde. La forza della società è nella capacità dei suoi membri di vivere nella concordia e nella condivisione di obbiettivi e valori comuni.
Questo non è il tempo delle crociate, dei muri contro muri; ma dovremo aver raggiunto ormai una capacità di comprensione da poter dire che senza un pacato confronto di idee portato avanti con il dialogo non si va da nessuna parte. È necessario comprendere le ragioni degli uni e degli altri per trovare le soluzioni migliori per il bene comune
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