«Gli interventi del Papa sono una minaccia per la democrazia ».
Lo sostengono diverse persone, per esempio Franco Grillini, che ha dichiarato al Giornale: « La pretesa papista di essere depositario di verità assolute è spaventosa. Altro che democrazia.
Vorrebbe imporci un pensiero unico ». Ma è vero che chi afferma la verità è intollerante?
Ebbene, se intendiamo la tolleranza come rispetto della dignità di ogni uomo, l’intolleranza è la prassi di colui che calpesta (in vari modi) la dignità umana. Ora, tale esercizio della tolleranza non è in contrasto con l’esistenza della verità,
anzi la esige: perciò la verità la si può solo proporre e non imporre: chi cerca di imporre la verità la sta tradendo.
E quando il Papa esercita il suo magistero non impone le sue idee a nessuno, bensì le propone mediante degli argomenti, usando un doppio registro: ai non credenti si rivolge mediante argomenti razionali, laici; ai credenti mediante argomenti sia razionali sia teologici.
Il Papa, inoltre, spiega ai credenti che non possono definirsi cattolici se hanno convinzioni divergenti dal Magistero circa i temi (per esempio il matrimonio) su cui il Magistero stesso si è pronunciato in modo solenne, perché tale divergenza è incompatibile con l’essere cattolici. È un’imposizione?
No, perché nessuno è costretto ad essere cattolico. Se non gli piace la dottrina cattolica è libero di rifiutarla. Anche se, spesso, non sa veramente che cosa si perde.

Giacomo Lodovici
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