Non possiamo fare a meno, soprattutto in certi momenti particolari della nostra vita, di porci una serie di domande sul senso del nostro esistere e, quando questi interrogativi affiorano con prepotenza dall’intimo del nostro essere, non ci bastano delle risposte qualunque: vogliamo sapere come le cose stanno in realtà. Vogliamo la verità.
Tutta la nostra vita, in effetti, non è altro che una continua ricerca, attraverso la quale ci sforziamo di fare chiarezza nella nostra esistenza, di trovare dei punti di riferimento che ci permettano di orientarci di fronte alle sfide etiche del presente e alle domande di senso che la vita ci pone dinanzi.
Questo vale soprattutto per i giovani che avvertono un bisogno insopprimibile di verità.
Ma qual è lo strumento con cui compiamo questo percorso di ricerca? Senza dubbio a guidarci in questo viaggio è la nostra intelligenza, la facoltà di “leggere dentro” (da intus legere).
Forse più importante del trovare le risposte è il porsi le domande, facendosi guidare dal desiderio e dalla sete di conoscenza.
Chiedere, dubitare, porre e porsi domande non è infatti sintomo di curiosità infantile, ma di saggia ricerca.
I giovani sono particolarmente affamati di verità, costantemente alla ricerca di parole di verità, con tutta la difficoltà di trovarle in una società che spesso è incapace di soddisfare la nostra fame di verità.
Il bisogno di verità è dunque un’esigenza assolutamente fondamentale con la quale ogni giovane, ogni uomo, si trova prima o poi a fare i conti, nel suo desiderio di andare oltre le ovvietà, le apparenze, le ipocrisie.
Ha detto Gesù: « La verità vi renderà liberi », e questo è vero anche quando la verità ci appare scomoda e sgradevole.
È allora necessario che i giovani imparino per prima cosa a non aver paura di una verità che spesso spaventa, al punto che in tante situazioni le preferiamo tutta una serie di rassicuranti falsità e compromessi.
Ma è altrettanto indispensabile capire che la fedeltà alla verità la si misura non soltanto sul piano del dire, bensì anche e soprattutto sul piano del fare, nel senso che non è sufficiente “dire” la verità, ma bisogna prima di tutto viverla.
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