Nel tempo attuale, ogni opera di educazione sembra diventare sempre più ardua e precaria. Appare in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figi. Educare è possibile e necessario, ed è una responsabilità di tutti. In un mondo dominato dal relativismo è negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita,

e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balìa delle mode e del potere.
All’innato desiderio di felicità dei giovani si crede di rispondere con l’abbondanza degli oggetti di consumo, con le gratificazioni effimere, con la concessione di sensazioni inedite ed esperienze estreme. Si vorrebbe supplire la mancanza dei fini con lo dispendio dei mezzi. Sintomatico quello che ha lasciato scritto un giovane suicida: « Ho avuto tutto; mi è dato tutto il necessario e anche il superfluo, ma non l’essenziale ».La noia dei giovani è figlia della nostra; la loro incertezza è figlia di una cultura che ha demolito sistematicamente le condizioni e i luoghi stessi dell’educazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa. Il processo educativo non è riducibile ad acquisizione di abilità, né ad indottrinamento: è camminare in maniera consapevole e responsabile verso la maturità umana. In una parola è imparare ad essere autenticamente uomini e donne.
Per questo l’educazione è un diritto e un dovere: e per la società è un compito primario e costituisce la misura delle nuove generazioni e della edificazione del futuro.


Mons. Chiarinelli
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