Nel linguaggio comune “fortezza” fa pensare a uno di quei castelli che si vedono un po’ dovunque in cima alle nostre colline, ancora lì dopo secoli e assalti di ogni genere. Ecco! Oggi i ragazzi, se vogliono crescere forti e coraggiosi, devono essere una “fortezza” per resistere all’attacco di tre nemici che fanno di tutto per invadere il castello. I tre assalitori sono abilissimi a camuffarsi da amici, ma chi è furbo riesce a smascherarli.
Il primo è « Fanno tutti così », il secondo « Ce l’hanno tutti », il terzo «Quando mi va ».

« Fanno tutti così » sbuca fuori quando manca la voglia di verificare se ciò che si vuol fare è bene o male. « lo fanno tutti, quindi lo faccio anch’io! ».
Bella roba, proprio come le pecore.
«Ce l’hanno tutti » interviene quando si vuole ottenere qualcosa dalla famiglia, senza ragionare, senza tener conto se quella cosa serve veramente, né se i genitori sono in grado di concederla. Bella roba, proprio come i mocciosetti che strillano e strepitano anche se i genitori sono sfiniti.
«Quando mi va » è il nemico più viscido, perché fa sembrare furbo ciò che è sciocco.
Infatti, se non ci fossero quelli che fanno le cose perché sono giuste e necessarie anche quando non gli va, i « quando mi va » morirebbero di fame, di sete, di freddo, di sporco e così via.
Ma veniamo a noi. Nessuno certamente vuole essere un voltagabbana, un vigliacco, una pecora che va dietro al branco, una sanguisuga che sfrutta gli altri. Tutti vogliono essere coraggiosi, forti, seri. Ma quanti se ne trovano in giro? Pochini, pochini. . . Perché per esserlo, bisogna combattere e sconfiggere i « terribili tre ». Anche se gli amici non lo fanno; anche se il gruppo ti butta fuori; anche se la tivù dice il contrario.

 

 

Il Giorno della deposizione


Maria, ti hanno regalato il suo corpo, staccato dalla croce, immoto, freddo e bagnato.
Per l’ultima volta, per un pur breve tempo l’hai sorretto con le tue braccia e con le lacrime hai lavato la sua pelle, grondante del sangue divino.
L’avevi toccato tante volte da bimbo, ma ora le tue mani confuse solcavano le vene squarciate e i buchi profondi.
Nelle orecchie avevi ancora la sua voce, che ti chiamava con dolcezza, e che adesso risuonava nel tuo cuore per consolarti.
È durato tutto troppo poco, perché son venuti a prenderlo.
L’hai dovuto lasciar andare, perché il sepolcro aperto aspettava solo lui.
Ma tu sapevi, in fondo al cuore, che Dio non sarebbe rimasto imprigionato nella terra.
Nulla avrebbe potuto incatenare la sua onnipotenza.
Allora hai atteso pazientemente confidando, te sola, sulla tua Parola.
Lo conoscevi bene tuo figlio, l’avevi guardato tante volte negli occhi, e avevi capito che lui non poteva essere che Dio.

SIMONETTA DELLE DONNE 

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