Papa Francesco afferma che c’è sempre bisogno di conversione. Infatti all’inizio della Quaresima, nel ricevere le ceneri sul capo, il sacerdote ha detto: “Convertiti e credi al Vangelo”. Il Papa dice inoltre che la Quaresima non è un tempo triste, di lutto, ma un cammino che accompagnerà alla gioia della risurrezione, nel giorno di Pasqua. Nella morte dell’uomo vecchio avviene la conversione in uomini nuovi, attraverso la fede nel Vangelo, che è la narrazione della vita e degli insegnamenti di Gesù, venuto in questo mondo per il genere umano, affinché la gioia sia piena, cioè eterna e per sempre. Convertirsi significa cambiare mentalità.

È finito il periodo natalizio, fatto di feste, incontri, ritrovi, vacanze, ma soprattutto di gioia, come ricorda la liturgia, perché si fa memoria della venuta di Dio tra gli uomini. Gesù nasce a Betlemme nella povertà, in una grotta, perché non c’è posto per lui. Viene accolto dai pastori, gente umile, su invito degli angeli: e noi? È stato accolto nelle case, nelle famiglie e soprattutto nel cuore? O forse ci si è già dimenticati che Dio sposa la condizione umana per amore? Per amore nei confronti dell’umanità in genere, e nei confronti di ciascun essere umano in particolare.

Tra i miei ricordi di bambino emerge un’espressione famigliare: quella di Anno Mariano. Trent’anni fa, precisamente nell’omelia della S. Messa, celebrata da papa Giovanni Paolo II il giorno 1 gennaio 1987, il pontefice annunciava al mondo la sua decisione di indire un Anno mariano, rivolgendosi a Maria santissima con queste parole: La Chiesa fissa i suoi occhi su di te come sul proprio modello. Li fissa in particolare in questo periodo in cui si dispone a celebrare l’avvento del terzo millennio dell’era cristiana. Per meglio prepararsi a quella scadenza,

Ricorreva, lo scorso 18 giugno, il cinquantesimo anniversario della pubblicazione, da parte di Papa Paolo VI, del Motu Proprio Sacrum diaconatus, una Lettera Apostolica con la quale venivano impartite norme per il ristabilimento del Diaconato Permanente nella Chiesa Latina. In quel momento, infatti, il diaconato esisteva, già dall’epoca apostolica, ma il Papa, a seguito delle riforme indicate dal Concilio Ecumenico Vaticano II, volle dare a questo grado del Sacramento dell’Ordine una nuova impostazione e introdusse alcune novità. Dice Paolo VI in apertura del documento: «Il Concilio Ecumenico Vaticano

La missione, dice Papa Francesco, non è una parte della mia vita, non è un’appendice o un momento tra i tanti dell’esistenza.
È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere. Io sono una missione su questa terra e per questo mi trovo in questo mondo.
Tutti meritano il nostro affetto e la nostra dedizione, perciò se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita. (Evangelii gaudium 274).
È da diversi anni che sono catechista e vi assicuro che è più quello che ricevo di quello che faccio. Ogni ora con i ragazzi mi rende felice, felice della felicità degli altri.


"niente paura"


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