Con l’ultima sventagliata di fuochi meravigliosi davanti a migliaia di spettatori incantati si è chiusa anche quest’anno la Sagra di Santa Maria.

Passando tra gente entusiasta qualcuno saluta con la solita simpatia: « Sarà contento, reverendo, nel vedere qui tanta gente, in questi giorni? ». Rispondo sorridente: « Sarei più contento se li avessi visti in chiesa. . . ». Non per fare il “vecchio prete brontolone”,

ma per dare così la giusta valutazione di una sagra, nata un tempo come giornata sacra per fare la “festa al Santo Patrono” da ricordare e celebrare poi esternamente.

Oggi si è perso spesso il vero significato, perché è nata infatti in giro la “sagra dea panocia, dea sopressa, dea suca, dei osei, dei bigoi, dei gnochi ». . . D’altra parte ognuno, per così dire, ricorda e celebra quel in cui crede. Ma al di là dei titoli, scelti più o meno in modo appropriato, resta però l’occasione di trovarsi insieme, specie in questi momenti di difficoltà, per staccare la spina da quei problemi che rendono tristi, preoccupati, per pensare ad altro, per mangiare insieme, senza doverlo preparare, gustare la musica che piace, fare quattro salti, emozionarsi nella pesca. Per chi va sempre di fretta c’è l’opportunità di fermarsi a conversare, magari lontano dai rumori assordanti, guardando i piccoli a divertirsi.

S’incontrano così tante persone, si riallacciano conoscenze ed amicizie, si scopre come tante persone sanno mettersi a disposizione degli altri, con competenza, generosità e simpatia, spesso con le giuste motivazioni.

A Santa Maria c’è anche una porta aperta ed una chiesa accogliente, dove la statua della Madonna, ben illuminata, sembra aspettare come una Mamma una visita dei figli: posta all’altezza del cuore molti entrano.

Quando poi a mezzanotte inizia il rombo dei botti, il sibilo dei razzi, il volteggiar delle girandole, lo zampillar di fontane luminose, una cascata di luce illumina il campanile e sembrano così incendiarsi la campane: uno scampanio festoso riecheggia nella notte non per svegliare per un pericolo, ma per dire grazie a Dio per il buon tempo che ci ha donato e augurare a tutti, vicini e lontani, una buona notte di serenità e amore. Allora a quanti hanno collaborato, piccoli e grandi, con passione e quasi professionalità, ai tanti che han fatto dono della loro presenza: grazie!


don Domenico Frison

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