Nel novembre 2009 una singolare sentenza della Corte di giustizia europea stabiliva che nelle scuole pubbliche non doveva più « essere esposto il Crocefisso ». In osservanza al principio di laicità che contraddistingue oggi l’Unione Europea.

Qualche tempo prima tuttavia il Consiglio di Stato aveva sentenziato l’opposto e cioè che il

Crocefisso poteva restare esposto in quanto non era soltanto un segno religioso, ma rappresentava un simbolo dell’identità della cultura nazionale. . .

Al di là delle questioni giuridiche il problema ruota attorno al significato che si vuol dare a questo simbolo. Credo che il Crocefisso sia sempre stato un segno di offerta di amore di Dio per l’uomo e di unione e accoglienza per tutta l’umanità.

Purtroppo c’è il tentativo di proporre questo simbolo quale segno di divisione, di esclusione, di limitazione della libertà. Fortunatamente nel comune sentire della nostra gente non è così: nel Crocefisso vediamo racchiusi i valori che stanno alla base dell’identità nazionale quali la sofferenza umana, l’amore verso il prossimo, l’attenzione per i più deboli, il rispetto verso coloro che appartengono a culture e religioni differenti. Così negare il Crocefisso significa in qualche modo negare la nostra storia e la nostra identità, e chi è senza storia è anche senza futuro. . .

Per chi appartiene ad altre religioni, ma vive in Italia e frequenta le nostre scuole, è proprio così nocivo che veda il simbolo del cristianesimo, che conosca qualcosa della religione che ha tanto contribuito a forgiare la cultura e l’identità italiana? È proprio inutile che conosca le abitudini e le tradizioni ispirate al cristianesimo? In questa nazione così confusa mettere in discussione il significato del Crocefisso rischia di trasformare negativamente l’idea stessa dell’Italia da Paese accogliente, a luogo di esclusione e di negazione della storia, dell’identità e della tradizione in nome di un falso concetto di laicità che crea spazio vuoto, quindi pericolosa che non attira, ma disgrega, senza creare spazio per tutti i contributi diversi e positivi.

Ecco perché « la presenza del Crocefisso ci può aiutare a diventare uomini capaci di parlare agli altri non con l’arroganza di chi ritiene di essere il più forte, ma con l’umiltà di chi propone messaggi di pace e di amore » (Federico M. Fiorin).

Partita la contestazione dall’Italia, proprio da Abano Terme, la sentenza è giunta dalla Corte Europea il 3/3/2011 proprio alla vigilia del 150° dell’Unità d’Italia: « È giusto mantenere nelle aule il Crocefisso in ossequio ad un’antica e venerabile tradizione, anche se occorre poi dotare di senso questa tradizione ». I credenti non possono non vedere in quell’Uomo ignudo e sofferente assai più che un richiamo all’eminente dignità dell’uomo: il segno visibile dell’amore di Dio per ogni uomo.

Quell’amore allora fa sì che Gesù sia in agonia siano alla fine del mondo: quindi durante questo tempo non bisogna dormire, ma guardarsi attorno per accorgersi ed aiutare i “poveri Cristi” lungo le strade del mondo: una vittoria, un impegno! 

don Domenico Frison


"niente paura"


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