Sono tornato non tanto da un viaggio, vista la quasi immobilità di questa estate, ma son ritornato in un luogo dove mi « sentivo chiamato ad un appuntamento desiderato ».

Ognuno fa i suoi passi, le sue esperienze, spesso in solitaria, fermandosi poi a guardare, ma nella corsa della vita è importante sapersi orientare, per non smarrirsi facilmente.

Son così tornato a Medjugorje, dove ho rivissuto quella strana esperienza che mi aveva colpito proprio un anno fa, nella dolorosa salita su quel monte Krizevac. . .

Non ho cercato apparizioni, non ho incontrato veggenti, non ho visto fenomeni speciali da raccontare poi con ricchezza di particolari: ho trovato il silenzio, ho trovato la pace.

Tanta strada per arrivarci, tanti ostacoli da superare, ma alla fine un grande abbraccio. . .

Ho pregato, ho ascoltato, mi son messo davanti al confessionale ed ho atteso con fiducia.

In quel posto Qualcuno mi aspettava: sono entrato gravato da tante cose, sono uscito leggero, trasformato, con una grande gioia, desideroso di comunicarla anche ad altri. In quel confessionale sono poi entrato più volte, ascoltando storie, vedendo conversioni.


Questo ai turisti sembra un porto di mare, ma è una “clinica dello spirito” che guarisce.

Qui ci si può confondere tra tanta gente, ma s’incontra poi Colui che ti aspetta e risana. In verità Dio è vicino a chi lo cerca con cuore sincero, con qualunque storia vissuta. . . Si fa sentire, si fa capire, si fa incontrare, si fa amare in maniera discreta, ma tanto diretta. Egli dà la forza di aprirsi, di confidarsi, di rialzarsi, fa qui sgorgare la sorgente della pace.

A preparare il clima, le condizioni spirituali propizie, c’è sempre la “Regina della pace”.

Saranno le preghiere intense, le armonie di canti celestiali, le parole forti dei testimoni, le celebrazioni ben partecipate, l’adorazione silenziosa nella notte, la fatica nel salire il monte, la sosta davanti al grande Crocifisso, lo sguardo di una Mamma che ti segue.

Ognuno ha il suo momento che può sfociare nella gioia intensa, talora anche nel pianto.

Non tutti i fiori sbocciano allo stesso giorno: ma tutti però han bisogno di luce, di calore.

Qui sembra che ognuno prenda quasi la sua scorciatoia: la strada non è uguale per tutti.

Qui allora tutto è bello, facile, emozionante, diverso: ma una volta tornati a casa che sarà? È necessario ricordare certe raccomandazioni, fare attenzione ai ripetuti messaggi alla confessione, alla preghiera, ai sacramenti perché la conversione sia autentica e duratura.

Nulla di nuovo, si tratta solo di prendere sul serio il Vangelo, di vivere da veri cristiani. Così per i pellegrini, non per i turisti, Medjugorje può essere come un tempo il Tabor per i discepoli: bisogna convincersi che è possibile vivere nell’amore, sperimentare così la misericordia di Dio, bisogna tornare alla propria Gerusalemme, al proprio quotidiano. . . A casa ognuno ha il suo Monte Alto, il Krizevac con la sua croce, più o meno visibile da lontano, che domina ancora la valle, dove sulla strada che sale possiamo trovare sempre tanti poveri cristi che hanno bisogno di perdono e di pace, per una gioia da condividere.

Medjugorje non è una mania, una strana evasione, ma una ricarica per diffondere la luce.

don Domenico Frison

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