Spesso consideriamo l’esistenza come un susseguirsi di incontri, di episodi, a volte isolati, fermandoci poi sull’ultimo fotogramma, dimenticando spesso tutto l’insieme del vissuto.

Ogni giorno vien scritta una pagina di storia che il Buon Dio guarda e gli uomini ricordano.

Alla fine “del grande libro” non sempre però si trova una parola di addio, un grazie sentito, un messaggio significativo,

specie se uno, ancora giovane, parte in fretta e nella notte. . . Ma si può talora scoprire tra le pieghe della vita, tra i gesti significativi, tra le cose non dette. Allora riaffiorano ricordi, conversazioni serie, parole buttate là, come ciottoli nello stagno. Per tracciare la traiettoria di una vita rimangono solo piccoli segmenti, ma ancorati a punti precisi per cui diventa possibile unirli, formando una linea retta che indica un Punto Finale.


Abbiamo dato l’addio il 30.1.2012 in Duomo a Cittadella ad Andrea Frigo, di anni 28. Una folla immensa, partecipe, commossa, convinta di dover esprimere non solo lo sgomento ed il grande dolore, ma anche la stima e la riconoscenza per un giovane che ha seminato tanto.

Era una persona semplice, affabile, capace, sempre pronto a dare una mano, con professionalità, frutto di passione e d’impegno costante, anche per superare il suo handicap di “ipovedente”. Forse è stato “sottovalutato” perché era sempre disponibile, senza farsi tanto pregare, senza darsi arie, quasi trovasse le soluzioni ai vari problemi, per gioco, come per caso. Era schietto, senza giri di parole, operava senza secondi fini, desideroso di arrivare al concreto per il bene delle persone, rifuggendo dai compromessi.

Come confidava Mamma Carmina: « Andrea era una persona che sapeva amare servendo chi era in difficoltà, perché quelli che incontrava fossero sereni e magari felici. Lui che ha tanto sofferto, sapeva capire chi soffre ».

Qualcuno poi ha sottolineato: « Tu mi hai insegnato cosa vuol dire donare senza condizioni.

Sei stato un punto di riferimento, la tua opinione era molto importante, la tua sensibilità così profonda mi dava certezza di essere capito, accolto ed accettato per quello che ero » (G.P.V. ).

Qualcuno confessa: «Quando c’eri tu, non ci annoiavamo mai, eri un vulcano. Arrivavi, ti intrufolavi, salutavi, salivi come fossi di casa e poi ci coinvolgevi sempre su nuovi progetti ».

Qualche altra confida: « Eri uno che trasmetteva la voglia di vivere, di affrontare qualunque difficoltà, uscendone sempre con il sorriso. È proprio quel sorriso che porteremo nel cuore! ».

Un rappresentante poi dell’Arma dei Carabinieri, in un Duomo affollato all’inverosimile, sul finire della cerimonia ebbe a dire pubblicamente: « Andrea aveva un alto senso della lealtà e della legalità, combatteva le ingiustizie ed in modo disinteressato, ma competente sapeva fornire utili informazioni sempre però con riservatezza e grande onestà ».

Senza dire dell’aspetto spirituale di un Giovane che presentava con umiltà le sue difficoltà, confidava con fiducia i suoi problemi ed affrontava con trepidazione i suoi progetti futuri. Non ha forse lasciato scritto nulla sulle carte, né in un angolo segreto del suo computer, ma ha scritto nella sua vita parole grandi che possiamo leggere fermandoci solo un po’. Grazie Andrea! don Domenico Frison

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