Settembre: è tempo d'emigrare! Cominciava così una vecchia poesia che può diventare attuale, tenendo presenti le stagioni della vita umana: come quando le condizioni personali di salute, e non solo, scandiscono il tempo di partire. A volte non è necessario andar lontano, ma semplicemente uscire dall'ambiente.

Dal pieno delle attività pastorali, ritirarsi in una "Residenza Protetta in loco". Non è sempre facile: gli occhi continuano a sorridere, ma il cuore talora piange.
C'è però uno straordinario versetto di un salmo che recita: « Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore », un versetto che esprime un desiderio, un bisogno di invecchiare bene, coscientemente, intelligentemente, ma attraverso la precisa consapevolezza del migrare dei giorni, del tempo che passa.
Quanti però sanno contare i giorni: non i giovani, per i quali tutto è schiacciato nel presente, senza profondità temporale; non i vecchi, che non amano numerare il tempo corto che rimane; forse neppure la generazione di mezzo, quella matura che rimuove spesso il problema di come gestire il futuro e si rifugia quindi in esercitazioni poco impegnative, ma tanto quantitative di equilibrio demografico.
Invece che i giorni, c'è la propensione a contare i numeri di quanti sono i vecchi oggi e di quanti lo saranno domani. Intendiamoci, ogni sapienza deve fare i conti anche con i numeri. E non c'è dubbio che i numeri tendono a cambiare anche la qualità dei problemi che abbiamo di fronte. Siamo infatti nel mezzo di un'onda demografica che viene da molto lontano, che renderà la nostra una "società con sempre più anziani", da ospitare, accudire, o cercando sempre nuove badanti. Così la vecchiaia diventa una "transizione molto personale" se per molti può essere occasione per ripensare se stessi fino a innovare, rispetto a un passato anche molto recente, il modo di vivere la "Terza Età", per molti altri anziani è il rischio di essere lasciati in solitudine, attori marginali di una società che non è interessata alla memoria del passato, non crede nel futuro storico e si gioca tutto nel presente. In questa situazione è giusto parlare di "longevità" come risorsa? È la "relazione personale" il terreno su cui rimettere in gioco la propria vita. Le potenzialità che gli anziani possono esprimere diventano una "opportunità sociale" importante da cogliere, da valorizzare, da mettere così in condizione di produrre tutto il suo benefico impatto sulla comunità, purché non si cerchi solo di rendere più o meno tranquilla la "marginalità del vecchio ormai ricoverato".
Occorre quindi favorire le relazioni, magari dal di dentro, perché ci siano spazi innestati nel cuore delle famiglie e delle comunità che permettano connessioni.
Nel momento di approdare in questa realtà, chiedo una preghiera per essere una presenza serena, discreta, capace di portare un sorriso incoraggiante per tutti.

don Domenico Frison

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.