Nella nostra Parrocchia non sono mai mancati i presbiteri che hanno prestato con generosità il loro ministero a servizio della Parola di Dio e della fede dei fratelli. Questo ha consentito a molti di vivere un'esperienza di comunione, di essere guidati da alcuni di loro, che hanno saputo, nel tempo, diventare amici, fratelli, maestri, affezionati pellegrini compagni di viaggio.
Di loro si conservano ancora vivi ricordi, forse anche fervidi desideri di poter rivivere assieme le stesse forti esperienze e la stessa passione evangelizzatrice.


Ad ogni cambio si apre un vuoto in noi. Sentimenti di gioia e gratitudine si mescolano allora a sentimenti di incertezza e amarezza. Le persone con cui ci si trovava bene sono chiamate altrove, e con spirito di obbedienza partono salutandoci.
Questo fatto però ci apre occhi, mente e cuore su una realtà ancor più profonda e che non sempre appare evidente alla nostra coscienza ma che, proprio perché siamo cristiani, siamo invitati a osservare con gli occhi della fede i fatti della vita e a lasciarci illuminare dalla Grazia di Dio. Dice Dio: «Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura» (Ez 34,11). E precisa Gesù: «Io sono il buon pastore» (Gv 10,11). È dunque il Signore che continuamente accompagna e guida tutte le sue pecore.
Come lo riconosciamo? La premura del Signore si manifesta concretamente e storicamente attraverso la cura pastorale del vescovo e dei suoi collaboratori, i parroci.
Ogni sacerdote è per questo, un grande dono della Provvidenza di Dio Padre per la sua Chiesa.
Come possiamo prepararci per accogliere il nuovo parroco Don Andrea? Offro tre suggerimenti: 1. Riconosciamo la novità della chiamata: ancora il Signore chiama uomini e donne a seguirlo su strade sempre nuove. Siamo chiamati ad accogliere un prete che non conosciamo ancora: ecco un'altra novità per noi, novità che ci propone di abbandonare attese o aspettative un po' a "senso unico" e di fare spazio con disponibilità e desiderio a questa persona che il Signore ci invia come parroco. Le cose nuove portano un che di ignoto, che si tratta di scoprire con la fiducia che il Signore non ci abbandona, anzi si prende cura di noi.
2. Accettiamo la sfida di dare tempo alla conoscenza reciproca: don Andrea è nuovo per noi come noi siamo nuovi e sconosciuti a lui. Si tratta di ricominciare una relazione, di aprire un canale nuovo, di andargli incontro con la benevolenza e la fiducia che lui è qui per noi.
3. Soprattutto però possiamo preparare questo arrivo con la preghiera, della comunità ma anche di ciascuno. Noi crediamo che la preghiera apre in noi spazi nuovi e inimmaginati di accoglienza e predispone le basi per una sintonia spirituale per una relazione da cuore a cuore. Questo è infatti il servizio di un presbitero-pastore nella sua comunità.

Don Renato

 


 

Don Andrea Finco

il nuovo parroco di Santa Maria originario Gallio (Vicenza).

Dato il 13 gennaio 1977, è stato ordinato il 6 giugno 2002.

Finora ha svolto il proprio ministero pastorale come Vicario parrocchiale a Valdobbiadene (Treviso) e co-parroco dell'unità pastorale di Enego (Vicenza).


Preti che "cambiano" preti che "restano".
Riguardo ai preti che "partono" o "restano" sono fiorite nel corso degli anni numerose leggende che, come si sa, un fondo di verità ce l'hanno pure.
Le forme dell'esercizio del ministero stanno cambiando e mutano nello spazio e nel tempo il rapporto con le comunità cristiane che ci è chiesto di servire.
Oggi necessariamente i preti si spostano di più, come maggiormente si spostano le persone, perché tutto corre più veloce.

La paura del cambiamento

Da una parte, restare arroccati nella difesa di una stabilità tanto rocciosa da diventare quasi una paralisi; dall'altra, non mettere mai radici.
Sono forse due forme di paura. La prima dice il desiderio di non essere scalfiti o toccati dai mutamenti che ricadono sugli altri preti; la seconda il timore di legarsi veramente alle persone e alle situazioni.
Se guardiamo alla vicenda di Gesù, scopriamo che, dopo un lungo soggiorno a Nazareth, scende dal villaggio tra le montagne e "prende casa" a Cafarnao.
La città è il suo campo base e il punto di partenza che gli permette di girare nei villaggi attorno al lago per annunciare la Parola.
Il suo ministero ci appare capace di radicamento, non ramingo e vagabondo, ma anche di mobilità che lo rende libero da attese e pretese della gente. Anche oggi al prete viene chiesta spesso la capacità di cambiare e, nello stesso tempo, la fedeltà di restare.
Nessuno impara una cosa senza l'altra, e solo chi si lega profondamente può testimoniare la libertà di partire quando la Parola lo chiama altrove.
Un prete oggi vive più volte l'esperienza del passaggio da una parrocchia all'altra. Sono diversi gli attori sulla scena che concorrono a rendere complesso questo snodo esistenziale.

 


"niente paura"


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