Domenica mattina 20 ottobre, giornata missionaria: don Domenico Frison conclude la sua vicenda terrena all'Opera della Provvidenza a Sarmeola.

Un passaggio atteso da mesi con straordinaria la lucidità e la serenità: era consapevole del male che lo aveva colpito e si abbandonava con fiducia nelle mani del Padre. Aveva sempre lottato con il diabete e questo aveva mascherato in qualche modo l'aggravarsi di un altro male: un tumore al colon che, quando è stato scoperto, era già in metastasi.


Subito avvertito della gravità ha accettato con speranza le terapie, prima all'Hospice di Cittadella e poi all'Opera della Provvidenza. Sono stati mesi di un profondo cammino spirituale, che don Domenico ha condiviso con gli amici, sia parlandone, sia scrivendo riflessioni che faceva circolare in fotocopia.
Eccone qualche stralcio. "È un mistero la vita: un mistero di amore che forse si comprende man mano si avanza: intanto il Signore sa aspettare in silenzio: non come il cacciatore la sua preda, ma come l'innamorato la sua fiamma. È paziente, discreto e prende spesso le mosse da lontano: sembra così che le cose capitino per caso, ma è Lui che le predispone, le prepara. A noi, povere creature, il compito di accorgercene e di rispondere subito con fiducia... Comprendi allora quante cose importanti hai finora trascurato, inventando tante scuse come alibi per non fermarti a riflettere, a pregare, a vivere in profondità il messaggio. Sembra incredibile che il Signore abbia saputo aspettare tanto, anche se ha lanciato degli avvertimenti che però è facile trascurare come richiami che si perdono nella valle: poi a poco a poco li senti e li distingui e diventa sempre più forte il bisogno di seguirli. Quasi con sorpresa ti domandi allora: "Ma come ho fatto finora a comportarmi così?" Nasce così il desiderio profondo di recuperare il tempo: guardare le cose in modo diverso, cambiare quasi lo stile di vita, dando così importanza alle cose che meritano... Verrebbe voglia di ribellarsi, di evitare prelievi e flebo, ma alzando il capo scorgi sul muro bianco un Uomo che ha sofferto la tortura ed ha ingoiato fiele ed aceto, per amore. Poteva scegliere un'altra strada per salvarci, ma ha preso proprio la via della croce, così ci aspetta in fondo a quella strada, guarda che saliamo il "nostro calvario" per farci entrare con Lui alla festa. Che strano modo di venirci incontro: non illude con promesse, non ci nasconde la verità, non ci lascia andare per il nostro destino, come cani randagi, ma ci tende una croce per aggrapparci ed arrivare sicuri all'abbraccio finale di un Padre che non ci abbandona.
Davvero allora l'uomo non è mai così grande come quando è piegato sotto la Croce." Questi appunti sono dell'8 agosto, all'inizio della sua via crucis, al termine della sua corsa. Possiamo veramente vedere realizzarsi in don Domenico quello che lui ha scritto: la nostra vita è un laboratorio in cui Dio matura la nostra persona. La vita non è una somma di azioni, non è un accumulare meriti per la banca del cielo, ma è un cammino di crescita di un figlio di Dio, che nella situazioni più diverse, il Padre porta a configurarsi sempre più a Gesù. Don Domenico ha offerto al Signore nel ministero la sua umanità gioviale ed espansiva, che godeva delle cose belle, canto, poesia, fotografia, amicizia. Aveva una disponibilità sempre pronta per tutti, che rischiava di non consentirgli la continuità degli impegni. Lascia un vuoto in tante persone che hanno conosciuto la sua amicizia, l'apporto delle sue riflessioni sapienti, delle sue battute ricche di arguzia.
Possiamo ricordare la cronologia delle tappe della vita di don Domenico, alla luce di quello sguardo di fede con cui lui stesso le ha considerate giunto alla maturazione. Nato ad Enego nel 1940, ha frequentato il seminario di Padova, ed è stato ordinato prete nel 1965 con un numeroso gruppo di condiscepoli, con cui è rimasto molto legato nel corso degli anni. Il 1965 era l'anno della conclusione del Concilio Vaticano II. Don Domenico svolge il suo ministero di cooperatore ad Abano Terme, a Selvazzano, a Rossano Veneto. Nel 1972 arriva come cooperatore a Cittadella, dove nel 1977 viene incaricato di erigere la nuova parrocchia del SS.mo Redentore del Pozzetto di Cittadella.
Per dieci anni lavora ad avviare la formazione della nuova comunità e a provvederla delle prime strutture. Nel 1989 diviene arciprete di Candiana, compito da cui, per ragioni di salute, chiede nel 2001 di essere alleggerito, assumendo la parrocchia di Santa Maria di Cittadella. L'aggravarsi delle condizioni di salute lo portano nel 2012 a prestare servizio presso la casa di riposo di Cittadella e alle parrocchie del vicariato. Fino a qualche mese fa, quando il male apparve in tutta la sua gravità.

 

 


"niente paura"


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