Chi vive a Santa Maria e ha figli in età scolare conosce certamente il comodo servizio che da molti anni è a disposizione in questa zona sud del Comune di Cittadella.

Con sacrifici ma anche con soddisfazione e qualità, la parrocchia di Santa Maria si fa carico dell'educazione umana, culturale e religiosa dei bambini, sostenendo la Scuola dell'Infanzia Pio X (una volta si chiamava Scuola Materna) e il Nido Integrato.

Il nome che la Scuola porta è indicativo: Pio X. Egli è il Papa del Catechismo, quindi della cultura teologica diffusa nel Popolo di Dio e nei bambini in particolare, ma anche il Papa della Comunione ai fanciulli. Numerose vie e Scuole dell'Infanzia nell'Alta Padovana sono dedicate a lui: forse perché fu viceparroco a Tombolo, o forse perché è un santo Papa veneto. Di certo ricorre quest'anno il centesimo anniversario della sua morte (21 agosto 1914).
L'edificio della Scuola dell'Infanzia di Santa Maria è sorto all'inizio degli anni Sessanta e furono chiamate a dirigerla le Suore Terziarie Francescane Elisabettine che di essa si occuparono fino all'autunno 1978, anno in cui lasciarono Santa Maria. Da quel momento l'attività didattica è in mano alle insegnanti. Alla fine degli anni Novanta l'edificio è stato ampliato, impegnando notevolmente la Parrocchia dal punto di vista economico. Questo lavoro ha dato spazi nuovi sia alla Scuola dell'Infanzia sia alla Scuola Primaria Statale, presente da decenni a Santa Maria e che attualmente utilizza il primo piano della struttura. In precedenza, invece, la Scuola Primaria occupava gli spazi del Patronato parrocchiale. In seguito è stato aperto anche il Nido integrato che, insieme con la Scuola dell'Infanzia, si trova al piano terreno.
Attualmente sono iscritti ottanta bambini, ma non tutti appartengono alla Parrocchia di Santa Maria: quindici bambini al Nido, ventiquattro piccoli, ventitre medi, diciotto grandi. Cinque sono le insegnanti e tre le persone addette ai vari servizi. Inoltre è presente il Comitato di Gestione al quale appartengono anche i rappresentanti dei genitori.
Tutti sanno bene, o dovrebbero saperlo, che nel Veneto la maggior parte delle Scuole dell'Infanzia sono parrocchiali perché sono nate dall'iniziativa e dai sacrifici delle parrocchie, soprattutto a cavallo tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, per rispondere alle esigenze delle famiglie e del territorio. In quel periodo, specialmente nelle zone rurali o montane, lo Stato italiano raramente garantiva l'istruzione prescolastica ai bambini e le strutture che permettessero ai genitori di accogliere i loro figli. In questo caso, come anche per quello che riguarda le case di riposo, la Chiesa, cioè i cristiani, con i suoi poveri mezzi e in silenzio, ha supplito i doveri dello Stato, con buona pace di chi la critica oggi e di chi la criticava all'epoca.
Ha senso, oggi, per una Parrocchia, gestire queste strutture? A tale domanda è immediato dare anche una risposta. Anzitutto si regista una continua richiesta di iscrizioni nelle Scuole dell'Infanzia, anche da parte di famiglie straniere e non cattoliche, e i letti nelle case di riposo non bastano mai. Perciò è evidente che il problema dell'accoglienza dei bambini e degli anziani non è stato ancora completamente risolto.
Le strutture di questo tipo richiedono un continuo contributo economico alle famiglie che si servono di esse: in tempi duri come i nostri, le rette sono linfa vitale, senza la quale si dovrebbe certamente chiudere tutto. Perciò va spesa volentieri una parola di gratitudine per loro, anche da parte di chi riceve il proprio salario lavorando in queste opere.
Ma soprattutto una comunità parrocchiale deve fare i conti con il Vangelo, dove Gesù Cristo dice: "E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me" (Vangelo secondo Matteo 18,5). Oppure: "Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli" (Vangelo secondo Matteo 19,14). Sono indicazioni inequivocabili.
Senza dubbio il polo scolastico di Santa Maria porta vitalità e allegria in questa frazione del Comune di Cittadella: quando si vedono crescere le nuove generazioni, si riceve speranza. I bambini sono il futuro della società. Ma è alla famiglia che sempre di più va rivolta l'attenzione e la sollecitudine di tutti: è lì che i bambini possono crescere armonicamente. Ma dove c'è divisione, incomprensione, violenza, tutto ciò danneggia i figli.

don Andrea Finco, parroco di Santa Maria

 


"niente paura"


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