Il 29 aprile 1965, quarantanove anni fa, il grande dimenticato papa Paolo VI scrisse una enciclica intitolata Mense Maio (Il Mese di Maggio) con la quale indiceva suppliche alla Beata Vergine Maria nel mese di maggio.
Due motivi lo spingevano a questa decisione.
Anzitutto pregare Maria per l'imminente conclusione del Concilio Vaticano II e la sua successiva applicazione. Poi pregare perché in alcune parti del mondo c'erano tristi presagi di guerra, probabilmente in riferimento, in particolare, alla guerra del Vietnam. Insomma era una richiesta esplicita del dono della pace, attraverso l'intercessione della Vergine Maria, perché, come egli diceva, "molto spesso si dimentica il rispetto al carattere sacro e inviolabile della vita umana, e si fa ricorso a sistemi ed atteggiamenti che sono in aperto contrasto col senso morale e col costume di un popolo civile.
A questo riguardo non possiamo fare a meno di elevare la nostra voce in difesa della dignità umana e della civiltà cristiana, per deplorare gli atti di guerriglia, di terrorismo, la presa di ostaggi, le rappresaglie contro le popolazioni inermi".
Il papa poi proseguiva ricordando che la pace è un dono di Dio che scende dal cielo. Infine concludeva insistendo affinché "A Maria dunque, Venerabili Fratelli, si innalzino in questo mese mariano le nostre suppliche, per implorare con accresciuto fervore e fiducia le sue grazie e i suoi favori".
La scelta di aprire il mio intervento mensile su questo argomento è nata semplicemente dal titolo dell'enciclica ora citata. Per la maggior parte delle parrocchie, il mese di maggio è il tratto finale di tutta una serie di attività che si possono definire ordinarie.
Anche se dal punto di vista liturgico questo è un periodo di importanti e intense celebrazioni, come l'Ascensione, la Pentecoste, la Santissima Trinità, il Corpo e Sangue del Signore, il Sacro Cuore di Gesù, senza dimenticare le prime Comunioni e le Cresime, tuttavia sul finire del mese generalmente si sospendono la catechesi dei ragazzi e gli incontri ordinari di altri gruppi parrocchiali. Indubbiamente è anche il tempo di guardare all'immediato futuro per mettere in cantiere le attività estive, che in certi casi impegnano e gravano più di quelle ordinarie.
Accanto a tutto questo però non può mancare un vivo richiamo a non trascurare la fede e la vita spirituale, che sono alimentate, in particolare in questo mese, dalle preghiere pubbliche e private alla Vergine Maria.
Pregare e lavorare non è solo il motto di San Benedetto ma anche di ogni buon cristiano che sa bilanciare insieme in equilibrio vita spirituale e attività pratiche.
La stessa vita terrena di Cristo correva sul binario dell'isolamento in preghiera e della predicazione in mezzo al popolo di Israele. Tutto ciò che riguarda la vita parrocchiale di questo periodo è certamente importante ma deve essere rapportato a valori più grandi e confrontato con chi dà senso e compimento al lavoro umano. Il mese di maggio significa anche questo.
La Madre di Dio, che è pure lei creatura, ha messo se stessa e il suo agire nelle mani del Padre, anche quando ciò risultava incomprensibile o doloroso per lei. Perciò, oltre a invocarla come mediatrice e avvocata, è anche necessario imitare Maria, il che è assai più impegnativo.
La pace nel mondo, la Chiesa universale e la dignità della vita umana sono tre validi motivi perché la preghiera nel mese di maggio, come ricordava Paolo VI, sia curata e favorita.
Ma tale preghiera ha anche lo scopo di rendere i cristiani più simili a Maria e di incarnare in essi l'esempio mirabile della santa Vergine. Lei è infatti modello di creatura contemplativa e meditativa ma anche attiva e sollecita nei confronti della parente Elisabetta.
Questo semplice spirito e queste umili riflessioni, provocate dalla cinquantenaria enciclica Mense Maio, ancora così attuale, come attuale e profondo è l'intero insegnamento magisteriale di papa Paolo VI, diano a questo vicariato e alle sue parrocchie il giusto incoraggiamento e le utili indicazioni per un proficuo mese mariano e per un felice completamento dell'anno pastorale.
don Andrea Finco

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