Dopo una parentesi di pausa, continuo la pubblicazione, a brani, della lettera circolare, intitolata L'espressione rituale del dono della pace nella Messa, emanata in data 8 giugno 2014 dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, sul modo di scambiarsi il dono della pace nella celebrazione dell'Eucaristia.
Il Dicastero (cioè la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti), su disposizione del Papa Benedetto XVI, ha già interpellato le Conferenze dei Vescovi nel maggio del 2008 chiedendo un parere se mantenere lo scambio della pace prima della Comunione,

dove si trova adesso, o se trasferirlo in un altro momento, al fine di migliorare la comprensione e lo svolgimento di tale gesto.
Dopo approfondita riflessione, si è ritenuto conveniente conservare nella liturgia romana il rito della pace nel suo posto tradizionale e non introdurre cambiamenti strutturali nel Messale Romano. Si offrono di seguito alcune disposizioni pratiche per meglio esprimere il contenuto dello scambio della pace e per moderare le sue espressioni eccessive che suscitano confusione nell'assemblea liturgica proprio prima della Comunione.
Il tema trattato è importante. Se i fedeli non comprendono e non dimostrano di vivere, con i loro gesti rituali, il significato corretto del rito della pace, si indebolisce il concetto cristiano della pace e si pregiudica la loro fruttuosa partecipazione all'Eucaristia.
Pertanto, accanto alle precedenti riflessioni che possono costituire il nucleo per una opportuna catechesi al riguardo, per la quale si forniranno alcune linee orientative, si offre alla saggia considerazione delle Conferenze dei Vescovi qualche suggerimento pratico: a) Va definitivamente chiarito che il rito della pace possiede già il suo profondo significato di preghiera e offerta della pace nel contesto dell'Eucaristia. Uno scambio della pace correttamente compiuto tra i partecipanti alla Messa arricchisce di significato e conferisce espressività al rito stesso. Pertanto, è del tutto legittimo asserire che non si tratta di invitare "meccanicamente" a scambiarsi il segno della pace.
Se si prevede che esso non si svolgerà adeguatamente a motivo delle concrete circostanze o si ritiene pedagogicamente sensato non realizzarlo in determinate occasioni, (il segno della pace) si può omettere e talora deve essere omesso. Si ricorda che la rubrica del Messale recita: "Quindi, se è opportuno, il diacono, o il sacerdote, aggiunge: Scambiatevi un segno di pace".
b) Sulla base delle presenti riflessioni, può essere consigliabile che, in occasione ad esempio della pubblicazione della traduzione della terza edizione tipica del Messale Romano nel proprio Paese o in futuro quando vi saranno nuove edizioni del medesimo Messale, le Conferenze dei Vescovi considerino se non sia il caso di cambiare il modo di darsi la pace stabilito a suo tempo.
Per esempio, in quei luoghi dove si optò per gesti familiari e profani del saluto, dopo l'esperienza di questi anni, essi potrebbero essere sostituiti con altri gesti più specifici.
(continua)


"niente paura"


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