don Andrea Manto (Direttore Ufficio Nazionale CEI)


La celebrazione della Giornata Mondiale del Malato nelle diocesi e nelle comunità cristiane è l’occasione per riflettere sulle trasformazioni in atto nella nostra società e sul nostro modo di vivere la fede e annunciare il Vangelo nella realtà della malattia. Il tempo che stiamo vivendo è caratterizzato da una rapida trasformazione della società.
Anche il concetto di salute e la realtà della malattia vengono, in siffatto contesto, percepiti in una maniera diversa dal passato. Categorie quali autonomia, benessere, qualità della vita rischiano di diventare prevalenti rispetto al valore della vita stessa e quindi l’ammalato vede aggiungersi, alla sofferenza generata dalla malattia, la frustrazione che viene dell’impotenza, dalla solitudine, dall’apparente non senso della sua condizione. La dolorosa realtà della malattia viene ad essere appesantita da queste connotazioni, come anche dalla difficoltà di accesso ai servizi di cura, a causa della crisi economica e organizzativa in cui versano le strutture assistenziali. La famiglia, come realtà più vicina, sia dal punto di vista affettivo-relazionale, sia da quello assistenziale, subisce tutti i contraccolpi di queste situazioni, caricandosi di fardelli assai onerosi, economicamente, assistenzialmente e psicologicamente. Il mondo sanitario attuale ha più volte aperto grandi interrogativi circa la malattia, il dolore, le terapie, ma spesso sembra dimenticare che ogni evento umano si svolge in un contesto di condivisione e di relazionalità.
Considerare la famiglia di fronte alla realtà della malattia significa imparare a guardare ad un orizzonte più ampio che può scardinare quel progetto autonomo di salute e salvezza che acuisce notevolmente il dramma dell’uomo moderno davanti al dolore.
Il cammino della famiglia nel tempo della malattia richiede condivisione e sostegno da parte della comunità cristiana, perché la famiglia rimane segno altissimo della comunione tra gli uomini.
Le storie di amore e di comunione che tante famiglie scrivono nel tempo della malattia, il servizio delle comunità cristiane, la sensibilità femminile nei ruoli di cura sono da considerare scuola privilegiata di un prendersi cura che nasca dall’ascolto, dalla condivisione e dalla tenerezza e che sappia restituire ai vissuti di sofferenza la loro altissima dignità.
L’intento, partendo dall’attenzione alle persone nel contesto relazionale familiare e promuovendo una pastorale integrata, è quello di annunciare la speranza di Cristo Crocifisso e Risorto, specialmente a quelle famiglie che di fronte alla malattia si sentono sole e non aiutate.
L’immagine della Pietà rappresenta per eccellenza nell’iconografia cristiana il dolore e la cura. Lungi dall’essere solamente la raffigurazione straziante di una Madre che abbraccia il cadavere del proprio Figlio innocente, atrocemente torturato e ucciso, la Pietà sintetizza ciò che ogni uomo porta nel cuore di fronte alla malattia: il dolore, il bisogno di cura e dell’affetto materno, il desiderio di speranza.
A tutti voglio augurare che la celebrazione della prossima Giornata Mondiale del Malato costituisca l’occasione di un rinnovato incontro con Cristo nostra speranza, presente nei nostri fratelli ammalati e nelle loro famiglie, e di una grande crescita nell’evangelizzazione e nella testimonianza del Dio Amore al mondo della sanità.

Don Domenico Frison
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