Papa Francesco afferma che c’è sempre bisogno di conversione. Infatti all’inizio della Quaresima, nel ricevere le ceneri sul capo, il sacerdote ha detto: “Convertiti e credi al Vangelo”. Il Papa dice inoltre che la Quaresima non è un tempo triste, di lutto, ma un cammino che accompagnerà alla gioia della risurrezione, nel giorno di Pasqua. Nella morte dell’uomo vecchio avviene la conversione in uomini nuovi, attraverso la fede nel Vangelo, che è la narrazione della vita e degli insegnamenti di Gesù, venuto in questo mondo per il genere umano, affinché la gioia sia piena, cioè eterna e per sempre. Convertirsi significa cambiare mentalità.

Seguendo gli insegnamenti di Gesù vero uomo nuovo, conformando il modo di pensare al suo, si vedranno le cose del mondo con occhi nuovi, cioè con lo stesso sguardo di Dio, scoprendo ciò che vale e che conta di più. Ancora, Papa Francesco dice che la Quaresima è momento opportuno per poter rifiutare i falsi valori, tutto ciò che porta fuori strada. Quaresima è tempo di esercizio nella battaglia spirituale contro lo spirito del male, infatti dentro ogni persona c’è una lotta tra bene e male. Ai cristiani è richiesto di respingere il male per essere fedeli alle promesse battesimali, rinnovate anche nel giorno della Cresima. A tal proposito il Papa propone quindici semplici atti di carità che ha citato come manifestazioni concrete di amore:

1) sorridere perché il cristiano deve portare gioia;

2) ringraziare, anche quando sembra che non serva;

3) ricordare all’altro quanto lo si ami e non darlo sempre per scontato;

4) salutare con gioia le persone ogni giorno;

5) ascoltare la storia dell’altro, senza processo ma con amore, cercando di capire e non di giudicare;

6) stare attento a chi ha bisogno, fermarsi ad aiutare come il buon Samaritano;

7) animare qualcuno, rincuorarlo;

8) riconoscere i successi e le qualità dell’altro, senza essere invidiosi;

9) separare ciò che non si usa e dare a chi ha bisogno per non essere egoisti;

10) aiutare qualcuno in modo che possa riposare, cioè essere solidali;

11) correggere con amore, non tacere per paura, quindi essere fraterni;

12) avere finezza con quelli che sono vicini, essere gentili;

13) pulire ciò che si è sporcato a casa, essere umili senza umiliare;

14) aiutare gli altri a superare gli ostacoli;

15) visitare o telefonare ai genitori oppure a qualche persona sola.

L’episodio delle tentazioni di Gesù, proposto nella prima Domenica di Quaresima, indica le tappe della conversione. Le tentazioni sono quelle dell’uomo di tutti i tempi: assolutizzare un aspetto della vita, assecondandogli tutto il resto, la fame, il potere e la sostituzione di Dio con i propri idoli, sono seduzioni di Satana che vuole allontanare i credenti da Dio Padre. Ma con parole lapidarie Gesù dice quanto profonda e vitale sia stata l’adesione di tutto se stesso alla vocazione che il Padre gli aveva affidato: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” (Gv. 4,34) Gesù è vero Dio e vero uomo. La trama di Satana era quella di far fallire Cristo e far dissolvere il piano di Dio. Il Vangelo riporta l’insegnamento di Gesù sulle pratiche religiose comuni all’ebraismo e alla Chiesa: l’elemosina, la preghiera e il digiuno. Si tratta di tre esempi; ma ciò che interessa a Gesù è il modo di viverli, evitando di mettersi bene in vista davanti agli uomini, senza preoccuparsi che il testimone più importante non è la gente, ma Dio che vede nel segreto. L’elemosina è un modo accessibile a tutti per stabilire la giustizia tra chi ha e chi è povero. La condizione per praticare la giustizia è di avere un cuore nuovo. Un cuore toccato, convertito da Dio. Da un cuore pieno di amore (e Dio è Amore) nasce un agire nuovo. “Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” Nella preghiera a Dio, Gesù invita ad evitare i protagonismi, la ricerca di gratificazione e l’ammirazione della gente. La vera radice della preghiera è il cuore, ed il suo fine è Dio stesso. È con il cuore che si dialoga con Dio Padre, è con il cuore che si ascolta la Parola di Dio; con il cuore si ode il grido dei poveri del mondo. Non è necessario, pertanto, moltiplicare le richieste; basta lasciarsi toccare il cuore dai bisogni dei fratelli. Il digiuno non è una pratica afflittiva o dietetica. Esso libera dalla schiavitù del possesso e del consumo: è un atteggiamento del cuore.

Anche il digiuno ha un risvolto caritativo: ciò che avanza sulla mensa è di diritto dei fratelli più poveri e degli affamati del mondo.

O Dio, nostra salvezza, illumina la strada che apri davanti a noi, rendici solleciti a seguire le tue ispirazioni, perché non rimandiamo la nostra conversione a un domani incerto: compi oggi il miracolo del nostro cambiamento.


"niente paura"


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