Con una lettera datata 18 giugno 2018 il vescovo S. E. Mons. Claudio Cipolla ha indetto la sua prima visita pastorale alla diocesi di Padova, a partire dal 19 ottobre 2018. Visiterà quindi le varie parrocchie della diocesi. A tal proposito nell’incontro con i diaconi di domenica 17 giugno 2018 avvenuto a Sarmeola di Rubano, il vescovo Claudio diceva di voler vistare le comunità, con lo scopo di incontrare soprattutto gli operatori pastorali, in tutta semplicità e quotidianità, senza troppi riti particolari, cerimonie o incontri istituzionali, che potrebbero sottrarre tempo prezioso al dialogo con le persone. In quello stesso incontro con i diaconi e gli aspiranti

tali, il vescovo ha presentato il frutto del lavoro svolto dai giovani durante il loro Sinodo diocesano. Il frutto del Sinodo dei Giovani, consiste in un documento, rivolto alla diocesi di Padova, dal titolo: “Vi ho detto queste cose perché la vostra gioia sia piena” (Gv. 15,11). Lettera che lo stesso vescovo ha poi consegnato a Papa Francesco, in vista del Sinodo dei vescovi, previsto a Roma nell’autunno 2018, che rifletterà sui giovani. Il vescovo Claudio elogiava i giovani per questa loro lettera, perché riassume le conclusioni condivise, alle quali sono giunti i giovani alla fine del cammino che hanno percorso insieme, visto che la commissione finale, formata da rappresentanti dei giovani, ha votato ogni contenuto della lettera nella quale vi erano diversità di vedute, arrivando così ad una vera comunione di idee e proposte. Verso la fine dell’anno 2017 il vescovo Claudio ha scritto e presentato alla diocesi un testo dal titolo: La Parrocchia - Strumento per la consultazione: alcune riflessioni, nel quale esprime le proprie idee sull’identità e sui compiti della Parrocchia, intesa come istituzione, ma soprattutto come comunità di persone. Questo fascicolo, nel corso della primavera 2018, è stato oggetto di confronto e discussione nei vari consigli parrocchiali e vicariali. Domenica 17 giugno 2018 a Sarmeola di Rubano, il vescovo ha tracciato una sintesi delle riflessioni che gli sono giunte dai vari vicariati, ma non è emersa la stessa condivisione alla quale sono giunti i giovani alla fine del loro Sinodo. Pertanto nel futuro sarà necessario un ulteriore confronto, per trovare alcuni punti in comune dai quali partire per lavorare insieme, come diocesi. La visita pastorale ha anche lo scopo di incontrare i fedeli e di confrontarsi con gli operatori pastorali. Ora cerco di segnalare alcuni punti essenziali, per riflettere sul testo del vescovo, al quale comunque rimando per una lettura completa, vista la ricchezza dei contenuti presenti. Al cap. 2, dal titolo Il contesto religioso attuale in Europa e in Italia, pag. 7, si dice: “Il cambiamento d’epoca è inarrestabile ma graduale […]. Siamo nel travaglio e nelle doglie di un parto che porterà ad un altro modo di essere credenti”. Al cap. 4, dal titolo Una fraternità ampia, pag. 10, il vescovo riporta quanto segue: “Proviamo ora a vedere alcuni principi guida, alcune stimolanti prospettive dell’essere credenti oggi, nella situazione odierna […]. La nostra fede avrà futuro nella prospettiva di una fraternità rinnovata, nel nome del Signore Gesù. Una fraternità intessuta di relazioni forti e calorose, non mosse da dominio, interesse, utilità e convenzioni ma fondate sull’accoglienza, la compassione il rispetto, il reciproco riconoscimento, il perdono, l’ospitalità e la condivisione. 

Compito allora delle nostre comunità Cristiane non è di bloccare o sconfiggere il processo di secolarizzazione o di scristianizzazione in atto, ma di annunciare il seme buono del Vangelo, con larghezza e gratuità, accettando che sia accolto o meno. Ogni dono d’amore, infatti, non tende al successo, ma è semplicemente l’offerta di una vita buona, bella e felice nel nome di Gesù”.
Anche Papa Francesco, al n. 49 di Evangelii gaudium, dà precise indicazioni per una Chiesa aperta al mondo: “[...] preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere al centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che lo accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37)ˮ.
Al cap. 5, dal titolo Il cammino diocesano di questi anni, pag. 12, è scritto: “[Le] scelte nella nostra Diocesi sono avvenute anche tramite la crescita di consapevolezza e l’apporto sempre più prezioso degli Organismi di comunione, a cui spetta «di promuovere, sostenere, coordinare e verificare tutta l’azione pastorale». (Statuto del C.P.P., art. 2).
Al cap. 8, dal titolo La parrocchia come soggetto, pag. 16, si legge: “La vita parrocchiale va essenzializzata, difficilmente le parrocchie di domani riusciranno ad affrontare tutto il carico di incombenze gestite finora, alcune delle quali non sempre inerenti l’annuncio del Vangelo. Si tratta di andare a ciò che ci contraddistingue e che avvertiamo decisivo”.
Il vescovo invita quindi le parrocchie a convogliare le forze all’essenziale, senza disperderle in troppe altre attività.
Anche nella Bibbia, nel libro degli Atti degli Apostoli, si narra che le prime comunità cristiane vivevano insieme; tutti condividevano e distribuivano i loro beni secondo le necessità di ciascuno, in modo tale che nessuno fosse indigente oppure nel bisogno, dal punto di vista materiale. Ma ciò che colpiva di più i pagani era il come loro si volevano bene. Infatti, oltre a mettere i beni di ciascuno a disposizione di tutti, pregavano insieme e vivevano felici. Pertanto i pagani erano attratti dalla loro gioia, tanto che decidevano di diventare anch’essi cristiani.
Così il vescovo Claudio sostiene che i cristiani di oggi non solo fanno parte della parrocchia, ma sono inseriti nella comunità umana, cioè di tutti gli uomini, credenti e non.
Papa Francesco ricorda, in Evangelii gaudium n. 28, che la parrocchia non è per niente una realtà periferica, o caduca: “[...] La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione”.
Infine, tornando al documento del vescovo, al cap. 9, dal titolo L’essenziale di una parrocchia, pag. 19, si dice: “La parrocchia rende visibile la Chiesa, radicata in un luogo, che mette al suo centro la Parola di Dio, la grazia dei sacramenti e la carità”.
“C’è parrocchia quando le persone leggono ed interpretano la propria vita a partire dalla Parola di Dio, ricevuta assieme con assiduità, favorendo anche scelte condivise”.
“C’è parrocchia quando il popolo dei cristiani riceve dal suo Signore i Sacramenti, doni che l’uomo non può produrre da sé, e li celebra”.


"Per un pugno di dollari"


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