Non è facile riprendere la strada e l’ordine delle cose di prima, dopo aver creduto in Lui. Avevano camminato con Lui per mesi. Avevano pensato che con Lui le cose sarebbero andate bene. Che alla fine le cose sarebbero cambiate. Che l’invasore sarebbe stato risospinto nei suoi confini e che il paese sarebbe ridiventato quello che non avrebbe mai dovuto cessare di essere: la terra prediletta di Dio. Ne erano convinti: questo Gesù di Nazareth avrebbe alla fine realizzato le promesse di Dio.
Ed ecco che questo cammino di sogno si era rivelato una falsa strada, peggio una via senza uscita, se non quella di una morte vergognosa. E ora che l’amara festa era finita, era meglio rientrare in questo primo giorno della settimana. L’inizio della settimana non è mai facile, ma quando in più i progetti sono morti e la disperazione vi afferra, riprendere la strada diventa un incubo.
Com’è lunga la strada che conduce da Gerusalemme a Emmaus. Fa il giro del mondo per arrivarvi. E sulla strada vi sono centinaia di milioni di delusi dei loro sogni e della vita, le cui speranze sono svanite e che non vedono più un senso per il domani. Alcuni hanno ancora, tuttavia, la forza di proseguire, altri sono costretti perché non li vogliono più lì, altri si sono fermati perché non ne possono più. Ma ecco che il Risorto li raggiunge tutti sulla strada. Li invita a parlare di ciò che li preoccupa e li ascolta.
Poter parlare a qualcuno fa bene. Spesso permette alla speranza di rinascere.
Ma Gesù non si ferma là, cammina con loro e li aiuta ad andare avanti. Talvolta se ne fa carico, come un certo Samaritano. Essi non necessariamente lo riconoscono. Ma le sue parole dette da coloro che si sentono suoi portavoce riscaldano il cuore. Le parole di vita e il segno del pane condiviso provano che Lui cammina nella vita assieme all’umanità.
Non dimentichiamolo mai! don

Domenico Frison
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