«Sabato 20 febbraio 2010, ultimo giorno della speciale ostensione del corpo di Sant’Antonio, viene celebrata una S. Messa per tutti coloro che sono legati alla grande Famiglia Antoniana: chi non può esser presente, scriva una sua preghiera, la spedisca in Basilica, sarà poi presentata ». Recitava così l’invito dei Frati del Messaggero: penso però possa arrivar meglio direttamente.

« Caro Sant’Antonio, sento che sono tanti quelli che si sono messi in fila per passare davanti a quell’urna per vedere le tue spoglie mortali: dicono che alcuni hanno dovuto fare una vera levataccia, molti una lunga attesa, tutti poi un’esperienza particolare da raccontare in seguito. Dico subito che io non sono venuto: non per paura dell’estenuante attesa, non perché non mi interessasse “vederti”, non perché lo ritenga feticismo o fanatismo religioso d’altri tempi, ma perché voglio pensarti luminoso nel tuo saio francescano, pronto ad inchinarti non davanti ai potenti di turno, ma a tanta povera gente che soffre e viene a confidarti le sue pene e le sue miserie: così ti si può sempre trovare, disponibile ed attento, nel raccoglimento di ogni chiesa. . . Sei il Santo dei miracoli, chiamato con fiducia in ogni emergenza, che ascolta e nulla domanda, tanto che arrivano a te anche coloro che non hanno tutte le carte perfettamente in regola, ma hanno bisogno di aiuto: ti fai trovare come dietro una porta di servizio, come un vero amico. . . Allora si chiede, quasi si pretende, ma poco si cerca di seguirti, di imitarti, di imparare da te: si dimentca così la tua passione per la Parola di Dio, il tuo amore per l’Eucaristia, la tua devozione alla Madonna, il tuo coraggio di metterti sempre dalla parte dei deboli per aiutarli, parlando in modo chiaro contro ricchi e potenti, prendendoti così le tue responsabilità andandoli a trovare di persona, denunciando sempre ogni forma di violenza e di sfruttamento. Ma tu vuoi la salvezza dell’anima e del corpo: il “liberaci dal male” del Padre nostro, ma anche il concreto liberarsi dai mali, dalle malattie: o almeno dare un senso al soffrire e la forza nel sopportare le conseguenze. Tu riesci a trasmettere i messaggi profondi alle persone di ogni tempo e di ogni razza: da sempre sei visto, sentito, vissuto come uno che sa capire ed ascoltare. Tu conosci tante situazioni: fa che sappiamo tutti capire e fare ogni giorno la volontà di Dio ».

don Domenico Frison

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