La Chiesa: un popolo di ex ciechi, guariti dalla bontà di Dio, ma ancora mendicanti, che gioiscono nel raccontare ad ogni uomo il volto di Dio che "si appassiona" a noi.
Nella splendida festa dei Santi abbiamo guardato avanti, lasciando emergere in noi la nostalgia della santità possibile.
E in quella luce abbiamo accolto la buona notizia di Dio riguardante il destino di chi amiamo e non c'è più.
Qual è il Comandamento più importante, cioè: Qual è la cosa più importante della vita e della fede? Per cosa vale la pena di vivere?

La domanda che portiamo nel cuore, tutti, necessita di una risposta, prima o poi.
Tutti noi mendichiamo una risposta e non troviamo il senso dentro noi stessi, abbiamo bisogno che qualcuno ce la doni.
È il punto di partenza per ogni ricerca, per ogni vita: cercare, chiedere, . . .
Il Don è già arrivato: ha delle carte nuove in mano: non è la solita preghiera.
Robe della Diocesi, da Padova.
Con tutte le cose che c'erano da fare, però, come si fa a fermarsi? Siamo sicuri che cambiando si migliora qualcosa, perché non c'è mica tempo da perdere.
Bastassero le idee: abbiamo già tanti impegni, ne aggiungiamo un altro? Alcuni ipotetici pensieri tra la tantissima buona volontà dei volontari, dei laici impegnati, della gente che si da fare.
Con il nuovo anno pastorale la nostra Chiesa Diocesana ci invita ad una profonda riflessione attraverso il rinnovo degli Organismo di comunione.
Tante (troppe?) cose nuove: forse si rischia di perdere il filo o di creare delle pericolose "fughe in avanti".
Dal punto di vista umano, magari si vuole evitare di cadere nelle disillusioni: sperare per poi combinare poco.
Mi torna alla mente l'amara costatazione nel celebre romanzo Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa « bisogna cambiare tutto perché non cambi niente ».
Da persone con radici nella fede e nella comunità, vogliamo scommettere sullo stile, il metodo del Concilio, del rendersi protagonisti in una Chiesa.
Non la costruiamo noi: a lei chiediamo di condividere una fede che ci motivi.
Nell'Omelia per l'apertura dell'Anno della fede, a 50 anni dal Concilio, il Papa Benedetto ci invita a ricordare che « il Vaticano II non ha escogitato nulla di nuovo, si è preoccupato di far sì che la medesima fede continui ad essere vissuta nell'oggi, continui ad essere una fede viva in un mondo in cambiamento ».

don Renato Pilotto

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