È un appuntamento sacro per gli Alpini di Cittadella ricordare insieme Nikolajewka: non è celebrazione di vittoria, né esaltazione di conquista, ma semplice ed affettuosa memoria di quanti sono caduti nella località russa in quel gelido inverno del 1943.
Il Corpo d’Armata Alpino, lasciato solo sulla linea del fiume Don, doveva frenare l’avanzata dell’Armata Russa, ma venne inevitabilmente accerchiato. L’ordine di ripiegamento arrivò il 17 gennaio 1943. Una massa imponente di sbandati di ogni reparto, feriti e congelati, seguiva gli Alpini, ormai unica speranza di salvezza. . . Dopo una marcia di 150 km con temperature di -35° e più, senza viveri e rifornimenti, il 26 gennaio 1943 giunsero all’appuntamento con il tragico destino: Nikolajewka. Dalla “sacca” uscirono in 13.420. Erano stati schierati sulle rive del Don in 61.155.
A ricordare quei caduti con la celebrazione della Messa al Torresino veniva fino al 2001 l’indimenticabile cappellano militare Don Enelio Franzoni che aveva vissuto quei terribili momenti a fianco degli alpini, rimanendo fino alla fine con i tanti feriti. A continuare dal 2002 nella preghiera e nel commosso ricordo ormai è Don Domenico Frison.
Quest’anno il Direttivo ANA ha voluto riconoscerlo come cappellano ufficiale degli Alpini consegnandoli solennemente il cappello di sottotenente nella serata dei Cori, nella chiesa di S.
Maria. All’indomani nella Messa ha voluto indossarlo per ricordare tutti quelli che non sono tornati e le “penne mozze” rimaste nel gelo di quella steppa.
Alla fine si è avvicinato al reduce di Russia Angelo Pasinato che portava l’urna con la terra di Nikolajewka, quasi ad accompagnar tutti quei caduti nel loro ultimo viaggio, mentre nel profondo silenzio dell’assemblea, il Coro ANA cantava in maniera struggente:

« Gli alpini vanno come angeli bianchi e ad ogni passo coprono una fossa. Tutto ora tace. Ad illuminar la neve neppure s’alza l’ombra di una voce, lo zaino è diventato un peso greve, ora l’arma si è mutata in croce. Lungo le piste sporche e insanguinate son mille e mille croci degli alpini: cantate piano, non li disturbate, ora dormono il sonno dei bambini » . .
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(L’ultima notte degli alpini di BEPI DE MARZI)
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