Posando lo sguardo su di una conchiglia (ricordo dell’estate), non posso non pensare a noi bambine dell’asilo (io e Fiorella), intente ad intingere il piccolo mignolo nella conchiglia ripiena di colla preparata con acqua e farina, una specialità delle suore, ed utilissima per creare tutto ciò che la nostra fantasia, ma soprattutto quella delle suore, ci suggeriva. Ricordo che sopra quei banchetti piccini piccini, di colore rosso scuro o verde chiaro, nascevano lavoretti per ogni occasione; poteva essere un cestino di cartoncino colorato adornato di fiorellini,

pulcini ed ovetti, punzecchiati con la tecnica del punteruolo, fatto inserendo uno spillo in un tappo di sughero, (credo di non aver mai usato una forbicina per tagliare o dividere qualcosa: punzecchiando, si faceva tutto), piccoli presepi con sullo sfondo una carta velina blu che in controluce diventava magica, mi pare di ricordare si illuminasse qualcosa, forse delle stelline.
Biglietti di auguri e letterine per la festa della mamma o del papà, poesie per gli sposi, metri e metri di catene fatte con le stelle filanti, mascherine e festoni, per rallegrare il salone in occasione del giovedì grasso ed ancora metri e metri di bandierine di carta velina colorata per dare il benvenuto ad un nuovo parroco.
Lavoretti con il pannolenci, (più in là con gli anni anche scuola di ricamo per le ragazze) creazioni con il pongo, girandole di cartoncino colorato, che tagliato nei punti giusti ed incrociato, e tenuto fermo con un fermacampione, formava appunto una girandola da mettere sul manubrio della bicicletta.
Le suore erano sì le nostre maestre, ma anche (oggi si direbbe così) brave coreografe e registe, nonché abili sarte. Dalle loro idee e dalle loro mani, anche con l’aiuto delle mamme che collaboravano alla creazione dei costumi, nascevano commedie, recite, scenette, presentate poi sul palco stabile (in quanto era fisso, sempre pronto) nella sala grande del patronato. Mhh... quanta emozione quando si apriva il sipario, tirando quelle tende rosse. Potevano essere cori di angioletti con tanto di ali (grandi ali) brillanti, azzurre, d’oro o d’argento, tenute su non si sa come, che ai nostri occhi di bambine sembravano, ma lo erano davvero, una meraviglia! Oppure balli folkloristici e popolari, vestivamo alla “furlanella”, ossia gonnellina nera con piccoli fiori rossi e bianchi con qua e là qualche fogliolina, bretelle di carta crespa verde, incrociate su una camicetta bianca, dove, a suon di musica, pianoforte e cembalo, ballavamo incrociando passi, facendo inchini, girando su noi stesse, battendo le mani ed anche i piedi per tenere il ritmo.
Le suore ci tenevano molto che imparassimo il ritmo e i tempi della musica. Ed ancora canti per la Messa, canzoni per ogni evento, l’arrivo della primavera con il Battimarzo, canti per il Natale, per le gite in montagna, conte (per decidere chi era il primo a fare un gioco), filastrocche che evocavano “belle lavanderine”, re e regine, dame e cavalieri, marinari, corsari e pirati.
Nel cortile dell’asilo si giocava a palla in tutti i modi: palla avvelenata, palla prigioniera, palla guerra, lancio dalla palla alta con una serie di prove e piroette, prima che ritornasse a portata di mano, si saltava la corda anche in gruppo (per farla più difficile) e ci si rincorreva sino a perdere il fiato; ma non solo, noi bambini venivamo abituati a fare dei piccoli lavoretti camuffati da gioco.
Infatti, schierati come dei soldatini in fila, avanzavamo accovacciati, e, strada facendo, tiravamo su i ciuffetti d’erba, cosicché in un batter d’occhio il cortile era pulito e in ordine, aiutavamo le suore a curare le aiuole di rose e tulipani, i primi tulipani, che nei nostri giardini di campagna ancora non c’erano. Le aiuole dell’asilo erano così belle e colorate che le spose, all’uscita dalla chiesa dopo il matrimonio, si facevano la foto ricordo.

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