Il lungo corridoio (allora ci sembrava così) portava al refettorio. Nel corridoio aleggiava sempre un profumo di ministrone inconfondibile che ancor oggi mi pare di sentirlo, quello con la variante al pomodoro, che la nostra mamma non usava.
Alla fine del corridoio c’erano le scale, chiuse da una porta, al di là del porta… la zona proibita che naturalmente suscitava una grande curiosità. Attraverso quella scala si saliva alle stanzette delle suore.

Le stanzette le scorgevamo appena quando si saliva alla chiesetta. Ah che bella la chiesetta, era lustra, ben tenuta, con file di sedie di paglia, un bell’altare di marmo con venature verdi ed un tabernacolo lucente: ricordiamo lì davanti la foto del Prima Comunione il 7 maggio 1967 e poi, dalle finestre sempre pulitissime, si vedeva Santa Maria da un altro punto di vista, tanti campi e poche case, allora.
Le suore sembravano delle rondinelle sempre in movimento, con quelle vesti color panna ed il velo nero, e di loro si conosceva poco. Noi ci chiedevamo se avessero fratelli, sorelle, insomma una famiglia.
La suora cuoca, oltre che stare ai fornelli e governare la cucina, si occupava anche dell’orto: la si vedeva quasi sempre con le maniche della veste arrotolate ed un grembiule grigio scuro allacciato in vita. Le sue mani odoravano di cipolla, ragù e minestrone.
Per noi, bambine di 50 anni fa, l’asilo non è stato solo scuola materna, ma anche scuola di vita, luogo di incontro e condivisione: sino alla partenza delle suore, nel 1978, ci passavamo la domenica tutta. Al mattino, terminata la Messa, correvamo nel salone per accaparrarci i primi posti davanti all’armadio bottega e con poche lire sbizzarrirci nel acquisto di fragoloni o gelati di spumiglia, girelle o cordoni di liquirizia, collane di pasticche colorate e dolci, biscotti Bovolone (wafer) e la misteriosa bustina con regalo a sorpresa (£ 25).
Nel pomeriggio le porte si riaprivano dopo le funzioni e passavamo ore ed ore a sfidarci in giochi di società, quali Monopoli, Non t’arrabbiare, Il gioco dell’oca, Dama, ecc. o a provare a ideare balletti e spettacoli di musica, sotto l’occhio vigile delle suore. Ricordiamo in particolare le Quattro Stagioni di Vivaldi, con splendidi e originali costumi.
Foglie, rami, fiori, fiocchi di cristallo o interpretazioni più moderne, come la canzone non sense di Adriano Celentano Prisecolinensinainciusol. In quella occasione le suore furono sorprendenti e al passo coi tempi (era il 1974), consigliandoci un look giovane e moderno.
Sedute sulle piccole panchine, o semplicemente a terra in cerchio, passavamo il tempo a parlare, cantare, ma anche ad ascoltare o a leggere qualche buon libro, che la piccola biblioteca dell’asilo ci metteva a disposizione, libri di avventura, storia, favole e poesie. La giornata di festa passava, anzi volava via così in fretta, che quando era l’ora di abbassare le persiane rimaneva sempre qualcosa da fare o raccontare, e non vedevamo l’ora che arrivasse un’altra domenica.

 Di Fiorenza e Fiorella Gennaro

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