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12 gennaio 2018

Dottor Piercamillo Davigo

Piercamillo Davigo nasce a Candia Lomellina il 20 ottobre 1950. Dopo essersi laureato in giurisprudenza all’Università degli Studi di Genova è entrato in Magistratura nel 1978. Ha iniziato la sua carriera come giudice presso il Tribunale di Vigevano; poi dal 1981 è divenuto Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, dove si è occupato prevalentemente di reati finanziari, societari e contro la Pubblica Amministrazione.
In questo contesto ha fatto parte, nei primi anni Novanta, del pool Mani pulite, insieme ai colleghi Antonio Di Pietro, Francesco Saverio Borrelli, Gerardo D’Ambrosio, Ilda Boccassini, Gherardo Colombo, Francesco Greco, Tiziana Parenti e Armando Spataro. È stato eletto nel parlamentino dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), nella corrente di “Magistratura indipendente”. Successivamente è divenuto Consigliere della Corte d’Appello di Milano.

Ricopre il ruolo di Consigliere alla Corte suprema di cassazione, II Sezione Penale, dal 28 giugno 2005.
Ha scritto vari libri, di taglio prevalentemente scientifico. Fra i testi di divulgazione, si ricordano in particolare La Giubba del Re - Intervista sulla corruzione, scritto in collaborazione con Davide Pinardi, La corruzione in Italia - Percezione sociale e controllo penale, scritto a quattro mani con Grazia Mannozzi e Processo all’italiana con Leo Sisti.
Nel 2012 è stato insignito del Premio Giovenale.
Nel febbraio 2015 insieme ad un gruppo di magistrati fonda Autonomia e Indipendenza che lo elegge presidente.
Il 9 aprile 2016 viene eletto presidente dell’Associazione nazionale magistrati, per la durata di un anno, fino all’1 aprile 2017.
Il 30 maggio 2016 è stato nominato presidente di sezione presso la Corte suprema di cassazione con 18 voti favorevoli dal plenum del Consiglio superiore della magistratura (CSM).
Nel luglio 2017 lascia la giunta di ANM.


Immagine i corrotti con la lingua verde come Visitors

(Da Il Fatto Quotidiano del 2 novembre 2014)

…Perché due lauree? I giuristi non hanno nessuna preparazione nelle scienze sociali e questo significa che in genere non capiscono i fenomeni sottostanti alle norme.
Mentre Giurisprudenza qualcosa che sia suscettibile d’immediata applicazione t’insegna, Scienze politiche serve a poco da un punto di vista pratico, molto da un punto di vista culturale. M’iscrissi alla seconda facoltà mentre lavoravo all’Unione industriali di Torino. Avevo già fatto il militare, come ufficiale. Siamo nel ‘76.

Pieno terrorismo. E Torino era una città pericolosa allora. Io mi occupavo di relazioni sindacali, ovviamente dal punto di vista delle organizzazioni imprenditoriali….
Comunque, dopo una trattativa molto dura, avevano cominciato a scrivere su un muro antistante il mio ufficio: “Davigo fascista sei il primo della lista” Regolarmente gli imbianchini la cancellavano e loro la riscrivevano. Non mi sono mai preoccupato perché dopo un po’ cambiarono frase: “Davigo abbiamo perso la lista, ma tu sei sempre il primo”. La trovai meravigliosamente ironica e pensai che nessuno con quel senso dell’umorismo poteva davvero spararmi….
Subito dopo il sequestro Moro, sembrava che lo Stato non esistesse più. Ricordo le immagini sconfortanti del Palazzo di giustizia circondato da cani lupo, agenti armati, poi costruirono addirittura un’inferriata.

Falcone era veramente un pericolo per la mafia?

Era un pericolo, inoltre era pericoloso l’esempio che aveva dato.

…E lei?

Facevo il giudice istruttore e il procedimento mi è stato subito trasmesso.
Dovevo interrogare tutti questi qui, far tornare i conti delle mazzette, che non tornano mai perché se li dividono e ognuno deruba gli altri. Andai a interrogare il mio primo imputato di corruzione. Un giovane funzionario che aveva già confessato di aver ricevuto denaro in quattro occasioni, la prima volta 250mila lire. Mentre lo aspettavo cercavo d’immaginarmelo: non avevo mai visto un corrotto in vita mia. Me li immaginavo come i Visitors, con la lingua verde. Invece no, era identico a me…

Torniamo al suo primo corrotto.
L’unica domanda che gli feci fu: come fa un ragazzo di 27 anni a vendersi per 250mila lire? È un’età in cui bisognerebbe essere pieni di entusiasmo, di ideali… Lui rimase un po’ in silenzio e poi mi disse: “Lei non può capire, perché fa parte di un mondo dove essere onesto o disonesto dipende soltanto da lei. Io dopo qualche giorno che ero arrivato lì ho capito, non solo che rubavano tutti, ma anche che non sarebbe stato tollerato un comportamento differente: sarebbe stato un pericolo per gli altri. Quando il mio superiore mi ha messo in mano i soldi la prima volta, ho temuto che se non li avessi presi mi avrebbero cacciato. E non avuto il coraggio che ci voleva per essere onesto. Lei non lo può capire perché a lei questo coraggio non è richiesto”. Questa risposta me la sono portata dietro per tutta la mia vita professionale. A oggi non è mi è mai capitato che qualcuno mi offrisse dei soldi.

Modera: prof. Francesca Schiano


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