Lunedì 17 dicembre 2018 ore le 20:45

 

PROF. CARLO COTTARELLI, economista.

 

PROF. CARLO COTTARELLI, economista.

Carlo Cottarelli è nato a Cremona nel 1954. Laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l'Università di Siena, ha conseguito il master in Economia presso la London School of Economics. Ha lavorato nel Servizio Studi della Banca d'Italia (1981-1987), e in Eni (1987-1988). Dal settembre 1988 lavora per il Fondo monetario internazionale (FMI). Nel novembre 2013 è stato nominato dal Governo Letta commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica. Dal 30 ottobre 2017 è direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell'Università Cattolica di Milano. Il 28 maggio 2018 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato Cottarelli e gli ha conferito l'incarico di presidente del Consiglio dei ministri


17 dicembre 2018
I sette Peccati Capitali della Ricchezza
Prof. Carlo Cottarelli

Carlo Cottarelli (Cremona 18/8/54) si è laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università di Siena, ha conseguito il master in Economia presso la London School of Economics. Ha lavorato nel Servizio Studi della Banca d’Italia (1981-1987), Dipartimento monetario e settore finanziario e dell’Eni (1987-1988). Dal settembre 1988 lavora per il Fondo monetario internazionale (FMI) nell’ambito del quale ha fatto parte di diversi dipartimenti. Nel 2001 è stato senior advisor nel Dipartimento Europeo come responsabile per la supervisione della attività del FMI in una decina di Paesi, ed è capo della delegazione del FMI per l’Italia e per il Regno Unito. Dal novembre 2008 al 2013 ha assunto l’incarico di direttore del Dipartimento Affari Fiscali del FMI. Nel novembre 2013 è stato nominato dal Governo Letta commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica. L’attività del commissario straordinario riguarda le spese delle pubbliche amministrazioni, degli enti pubblici, nonché della società controllate direttamente o indirettamente da amministrazioni pubbliche che non emettono strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati.
Il 1º novembre 2014, su nomina del Governo Renzi, è diventato direttore esecutivo nel Board del Fondo Monetario Internazionale. Dal 30 ottobre 2017 è direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano.
In seguito al tentativo fallito da parte di M5S e Lega di formare un governo dopo le elezioni politiche del 4 marzo ed alla remissione dell’incarico da parte di Giuseppe Conte, il 28 maggio 2018 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha convocato e gli ha conferito l’incarico di presidente del Consiglio dei ministri, accettato con riserva, per la formazione di un governo tecnico provvisorio. Tuttavia, il 31 maggio Cottarelli ha rinunciato a sua volta “essendosi nuovamente create le condizioni per un governo politico”.
Dal 23 settembre è ospite fisso nel programma di Fabio Fazio su Rai 1, Che tempo che fa.

COTTARELLI “IN ECONOMIA CI VOGLIONO REGOLE STABILITE DA UNO STATO CHE GARANTISCE PARI OPPORTUNITÀ DI PARTENZA”

(da “La Repubblica.it” del 8/9/18)

L’economia è malata di efficientismo e dimentica le persone? Farle cambiare paradigma “Non tocca solo alla politica, ma a tutti noi. E prima di ogni altra regola, lo Stato deve garantire a tutti uguali condizioni di partenza nella gara della vita”. È il messaggio con cui Carlo Cottarelli ha aperto a Lucca la terza edizione del Festival Economia e spiritualità.
Cottarelli, l’economia di oggi è accusata di puntare al profitto e non alla globalità dei bisogni.
Le critiche all’”Europa della finanza” nascono anche da qui. Ma è possibile un’economia diversa? «Per funzionare l’economia ha bisogno di regole, ma è fondamentale che siano regole appropriate, eque e accettabili e livello sociale. Se, per esempio, io metto la regola che non si devono più fare contratti a breve termine, il risultato non sarà un aumento dei contratti a lungo termine, ma più disoccupati….” Nel suo ultimo libro lei parla dei “sette peccati capitali” dell’economia italiana… «Si tratta in gran parte di ‘peccati’ legati ad una carenza di capitale sociale, di vivere civile, di rispetto delle regole, che appunto nasce dal fatto che le regole vengono percepite come sbagliate, e non si crea senso di responsabilità per il bene comune..” In teoria, a garantire l’equità sociale dovrebbe essere il Welfare.
«Sì, ma spesso quando si parla di uguaglianza si è intende un’uguaglianza ex post, cioè dei punti di arrivo, mentre è sempre più evidente che la vera uguaglianza è quella dei punti di partenza. Vuol dire che ognuno nella vita deve poter contare su delle “possibilità”, e che le regole dell’economia devono essere tali da garantire l’uguaglianza di queste possibilità, ferma restando la necessità di un po’ di redistribuzione per aiutare chi resta indietro. Solo così è possibile percepire le regole come buone e giuste, creando senso di responsabilità diffuso».
Modera: dott. Guglielmo Frezza, direttore de “La Difesa del Popolo”.


"Per un pugno di dollari"


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