Dott. Enrico letta

23 marzo 2017, sala Emaus

Enrico Letta nasce a Pisa il 20 agosto 1966 consegue la laurea in Scienze Politiche all’Università di Pisa. Consegue il perfezionamento in Diritto delle Comunità Europee presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Ciampi lo chiama nel 1996 al Ministero del Tesoro come segretario generale del Comitato per l’euro.
Nel novembre del 1998, con il primo governo D’Alema, diventa a 32 anni ministro per le Politiche Comunitarie. È il più giovane ministro della storia repubblicana.
Nel 2000 è ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato nel secondo governo D’Alema.

Incarico che conserva, con il governo Amato, per il quale è anche ministro del Commercio con l’Estero fino al 2001. Nel giugno 2004 rassegna le dimissioni dalla Camera e, da capolista dell’Ulivo, viene eletto deputato europeo per la circoscrizione Italia Nord-Est. Il 9 novembre 2009 – dopo le primarie che eleggono Bersani segretario nazionale – viene nominato dall’Assemblea nazionale, ad amplissima maggioranza, vicesegretario unico del Partito Democratico.
Dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014 è Presidente del Consiglio dei Ministri.
Il 28 febbraio 2014 ha ricevuto dal premier spagnolo Mariano Rajoy la «Gran Cruz» al merito civile, concessa dal re di Spagna. Il 14 aprile 2014 gli è stato conferito il Premio Biancheri 2014, destinato a personalità che hanno rappresentato l’Italia nel mondo. Dal 25 marzo 2016 è commendatore di Francia, insignito con decreto presidenziale della Legion d’Onore dal presidente della Repubblica francese, François Hollande. Attualmente è Dean della Paris School of International Affairs (PSIA), SciencesPo, Parigi. È Presidente dell’Istituto Jacques Delors. È Fondatore della Scuola di Politiche e segretario generale dell’AREL.


L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE ENRICO LETTA AL SENATO PER IL DIBATTITO SULLA FIDUCIA 2/10/2013

Signor Presidente, onorevoli senatori, nella vita delle Nazioni l’errore di non saper cogliere l’attimo può essere irreparabile. Sono le parole di Luigi Einaudi quelle che richiamo qui oggi. Le richiamo qui in Parlamento, davanti al Paese, davanti a tutti voi, per venire subito al cuore della questione. L’Italia corre un rischio che potrebbe essere fatale, irrimediabile… I componenti del Governo hanno dato prova di lealtà. Tutti, pur consapevoli dello spazio ristretto nel quale ci si muoveva, si sono adoperati in Consiglio dei ministri e nell’attività da Ministri per costruire insieme politiche efficaci, senza certo rinunciare alla propria identità politica o ai propri convincimenti di parte, ma lavorando tutti con vero spirito costruttivo. Abbiamo fatto passi avanti, impensabili anche solo fino a pochi mesi fa, nella comprensione reciproca. Ci siamo confrontati su un orizzonte più alto, più nobile, quello dell’interesse generale degli italiani. E gli italiani, nella stragrande maggioranza, ci dicono, mi verrebbe da dire ci urlano, che non possono più delle messe in scena da «sangue e arena» e del «si scannano su tutto, ma poi non cambia niente». Cambia se vogliamo che cambi. Cambia se ci predisponiamo noi per primi al coraggio. Cambia se siamo solidi al punto da non temere che l’incontro con l’avversario sporchi o inquini la nostra reputazione: solo chi ha un’identità debole teme il confronto con le ragioni altrui… Solo chi non ha le spalle larghe finisce ostaggio della paura del dialogo, perfino quando il dialogo è virtuoso e volto solo e soltanto al bene comune…Onorevoli senatori, nel 2014 l’Italia assumerà la presidenza del Consiglio dell’Unione europea, per l’unica volta in questo decennio… Il 2014 è domani. È un anno decisivo; un anno in cui non possiamo permetterci di far tacere o mancare la voce dell’Italia…. Le parole crescita e lavoro saranno al centro del nostro semestre. Porteremo al centro dell’attenzione continentale una gestione attenta e solidale del fenomeno delle migrazioni, partendo dall’appello di Papa Francesco a Lampedusa.
L’Europa riparlerà finalmente di Mediterraneo…nei cambiamenti dell’Europa l’Italia può essere protagonista. Abbiamo portato l’Europa, con una iniziativa italiana, ad affrontare il grande dramma del nostro tempo: la disoccupazione giovanile. Onorevoli senatori, abbiamo il diritto di sognare gli Stati Uniti d’Europa, per noi e soprattutto per i nostri figli.
Ma non è più tempo solo di sogni. La buona battaglia per l’Europa, che segnerà l’Europa dei prossimi 15 anni, si gioca ora… il Paese - e vado a concludere - è stremato dai mille conflitti di una politica ridotta a cannoneggiamenti continui da un fronte all’altro, una politica tanto più rissosa quanto più immobile, ripiegata su se stessa, sorda ai veri interessi di chi dovrebbe rappresentare: gli italiani. Questa è l’occasione giusta per dire basta. L’appello che rivolgo a tutti quanti siedono in quest’Aula lo rivolgo in primo luogo a me stesso: basta con la politica da trincea, concentriamoci finalmente solo su ciò che dobbiamo fare, sulle risposte concrete che il Paese si sta persino stancando di chiederci e che invece ha il pieno diritto di rivendicare…Onorevoli senatori, coraggio e fiducia è quello che torno a chiedervi...
L’11 marzo del 1947 un grande liberale, Benedetto Croce, si rivolse in Parlamento ai suoi colleghi con le stesse parole che io vorrei oggi qui sommessamente rivolgere ad ognuno di voi, personalmente prima che decidiate se votare il si o il no alla fiducia. Diceva Benedetto Croce: «Ciascuno di noi ora si ritiri nella sua profonda coscienza e procuri di non prepararsi, con il suo voto poco meditato, un pungente e vergognoso rimorso».


"niente paura"


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