avv. Luca Pancalli

giovedì 30 marzo 2017, Duomo di Cittadelka ore 20,45

Luca Pancalli nasce a Roma, il 16 aprile 1964. Sceglie di praticare il Pentathlon Moderno: tiro, scherma, nuoto, equitazione, corsa.
A Vienna, riporta nel giugno del 1981 un grave incidente durante una frazione di gara a cavallo: frattura delle vertebre cervicali, conseguente lesione midollare e paralisi degli arti inferiori.
Nel 1988 porta brillantemente a termine gli studi universitari, ‘cum laude’, discutendo la tesi di diritto civile “Enti di fatto ed acquisti immobiliari”. Nello stesso anno si impone alle Paralimpiadi di Seoul: conquista 3 medaglie d’oro e 3 d’argento, stabilendo, anche, i nuovi record mondiali nei 50 e 100 stile libero.

Successivamente il palmares sportivo si accresce di 4 titoli mondiali ad Assen (NL), nei 50 stile libero, 200 misti, 50 farfalla e staffetta 4x50 stile. Nel 1993 passa a ricoprire l’incarico di Vice Presidente Nazionale della FISD (Federazione Sport Disabili).
Dal 1995, è componente del Direttivo Nazionale dell’Anmic. Nel 1996 alle Paralimpiadi di Atlanta conquista 2 altre medaglie d’oro, nei 50 dorso e delfino, e 3 d’argento nei 50,100 e 200 stile libero meritandosi il primato di essere l’atleta paralimpico più medagliato dell’era moderna. Nel 2000 è Presidente della FISD, che solo 3 anni dopo, diventa Comitato Italiano Paralimpico Nel 2005 viene eletto Segretario Generale dello European Paralympic Committee, incarico che ricopre fino all’ottobre del 2013. Nel 2005 Luca Pancalli è eletto Vice Presidente del CONI. Nel 2006 è nominato Commissario Straordinario della Federcalcio.
A febbraio 2009 viene riconfermato alla guida del Comitato Paralimpico Nel dicembre 2011 viene insignito del Paralympic Order, massima onoreficienza dell’IPC a quanti hanno fatto fatto grande il movimento paralimpico. Dall’agosto 2013 all’agosto 2014 è stato Presidente del Settore giovanile e scolastico della FIGC. Luca Pancalli è sposato e padre di due figli.


INTERVISTA A LUCA PANCALLI. FAMIGLIA CRISTIANA.IT 22 febbraio 2017


Avvocato Pancalli, sottolineo “avvocato”, c’è lo specchio nel titolo (Lo specchio di Luca) e non sembra un caso. O lo è? «Non lo è. Lo specchio è stato in un preciso momento la presa di coscienza del prima e del dopo… Un po’ brutalmente lo specchio mi ha restituito la percezione della realtà. Quel momento ritorna ogni mattina mentre mi faccio la barba…».
Sua madre è molto presente nel libro e la sollecitazione, insieme complicata e preziosa, sembra la cifra del vostro rapporto. O no? «Sì, gran rompiscatole (ride) lo dico sempre, ma se non lo fosse stata, io non sarei avvocato, …ma anche non sarei come e dove sono.
Mi ha sempre messo davanti al bivio tra mollare e andare avanti. Se sono andato sempre avanti è stato anche per merito suo».
È un libro pieno di famiglia, un modo di dire che la sua cicogna ha scelto bene dove atterrare? «Sicuramente sì, sono stato fortunato: ho avuto alle spalle genitori che quando a 17 anni mi sono ritrovato in carrozzina hanno continuato a educarmi come hanno fatto con i miei fratelli, aiutandomi in tutti i modi, ma non stravolgendo le regole della casa. In questo modo mi hanno insegnato anche con l’esempio che la vita si vive affrontando le sfide e le difficoltà che arrivano. Poi so bene che ci sono tante persone più sfortunate di me, che non hanno la possibilità di conquistare l’autonomia che io sono riuscito a ritrovare…».
Ha scritto di aver imparato a leggere gli sguardi. Ammesso che si possa generalizzare che cosa vi legge più spesso e che cosa vorrebbe leggervi di più?«Vi leggo spesso l’indifferenza o la pietà, vorrei leggervi più attenzione e più rispetto».
Ci poniamo il problema della disabilità, quando ad affrontarla sono i figli, non parliamo mai delle preoccupazioni che si hanno in quanto genitori. È indiscreto chiedere?«Erano i miei timori, di quando mi chiedevo prima se mai avrei potuto avere un figlio e poi se “da seduto” sarei stato un padre all’altezza. Mentre crescevano sono stati loro a insegnarmi che siamo noi adulti a scrivere le categorie di normalità e diversità, loro da piccoli non si pongono il problema. Quando giocavo a palla con mio figlio di due o tre anni per lui era naturalissimo che io gliela tirassi con le mani. Impossibile dimenticare quando mia figlia mi ha chiesto quando avrebbe potuto avere una carrozzina come la mia.
Siamo padri e madri con l’esempio che sappiamo dare, con la coerenza tra le cose che diciamo e le cose che facciamo… ».
Nel libro parla anche del Padreterno, di un rapporto diretto a volte conflittuale con Lui.
È rimasto così quel rapporto?«Diretto sì, meno conflittuale. Non sono stato capace all’inizio di non arrabbiarmi con Lui, di non chiedergli conto del perché proprio a me.
Poi ho fatto pace, oggi ho con la fede un rapporto sereno: ho avuto le mie disgrazie ma chi non le ha, quando ho perso mio padre ho chiesto altri rabbiosi perché, ma ho avuto anche molto dalla vita. È giusto riconoscerlo anche per rispetto di chi non ha avuto altrettanto.
Io avevo 17 anni, ho avuto il tempo di ripensare la mia vita quasi da zero perché era ancora tutta davanti: ho preso la maturità, la laurea, vinto le paralimpiadi, costruito una bella famiglia.
Sarebbe ingrato non ammettere che ad altri va peggio».


"niente paura"


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